Shintaro Sakamoto – Yoo-Hoo
Recensione del disco “Yoo-Hoo” (Zelote Records, 2026) di Shintaro Sakamoto. A cura di Lucio Leonardi.
Non ho una così grossa conoscenza della musica del Sol Levante, ma quello che conosco ha quello strano potere di affascinarmi ed allo stesso tempo respingermi: prendete ad esempio i più conosciuti in campo rock/metal, Boris, a volte riescono a sorprendermi, estasiarmi, altre, in base al mood, mi innervosiscono parecchio, forse per via del loro idioma che tutto è tranne che facilmente accostabile alla musicalità. Tra questi gruppi che amo/odio ci sono sicuramente i Yura Yura Teikoku, band chiave della psichedelia anni 90 nipponica, nonché gruppo principale del nostro amico qui recensito.
“Yoo-Hoo” è il suo quinto album solista e non sposta granché l’asse portante rispetto ai precedenti capitoli, quindi un rock psichedelico sbarazzino, solare, bagnato da ritmi funky, melodie pop zuccherose, wah wah come se piovesse, sax romanticoni, ritmi simil hawaiani, un pizzico di reggae, e quella voce con quell’idioma lì che in questo momento, forse per via di una scrittura sì passatista, anacronistica e derivativa, ma ben calibrata e molto calda e avvolgente, non sta respingendomi.
Se chiudi gli occhi lo vedi, Shintaro, su una spiaggia, con la sua gang, sotto il sole cocente, a cantare spensierato, magari una spiaggia di Miami, ed in questi giorni di grande freddo invernale, uno spicchio di estate può fare nient’altro che bene.
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