
Reservation Dogs
Una comedy assolutamente brillante, in grado di aprirci gli occhi mentre ridiamo di fronte ad un umorismo a cui siamo poco abituati

Una comedy assolutamente brillante, in grado di aprirci gli occhi mentre ridiamo di fronte ad un umorismo a cui siamo poco abituati

Quasi due ore non sono poche per un documentario musicale, eppure alla fine nasce la sensazione che manca ancora qualcosa, che vi sia ancora tantissimo da raccontare. E questo non è certo un difetto del film che invece ha il merito d’instillare questa curiosità.

Una capacità di inventarsi una nuova luce su qualcosa che abbiamo visto e rivisto centinaia di volte che difficilmente lascerà deluso qualcuno, contorniata da una prova di recitazione incredibile dell’intero cast, personaggi secondari compresi.

Pare di essere finiti in un condotto oscuro che passa attraverso l’America degli hippie, spesso dipinti come mostri, visti dagli occhi di un bambino che non poteva far altro che sorbirseli, fino a quella alternativa di fine ’90 e quella oscenamente gentrificata che vediamo ancora oggi, e Moby si trova sempre nel mezzo, in balìa di se stesso, della fama e di problemi psichici annegati negli eccessi in un’eterna insoddisfazione capace di fare a pezzi tutto, anche milioni di dollari.

Un libro coinvolgente nel senso metallaro del termine. In che senso? Beh, nel senso che è scritto dal Dio del Metal, nel Verbo del Metal e per metallari. È infuso di quell’atteggiamento metallaro che contraddistingue ogni singolo metallaro old school, il che, di per sé, è un punto a favore, dato il personaggio di cui stiamo parlando. È un libro che non lesina su nulla, nel bene e nel male e che va molto oltre la musica

L’ultimo lavoro del cineasta Romano fa infatti il verso sia alla decade d’oro del cinema giovanile e horror con tutti gli stereotipi al quale ricollegarsi, il tutto nel bel mezzo di una serie di omicidi copiosamente irrorati di sangue.

Arenato come una nave cargo che ha superato il limite di carico e infine si è rovesciata assumendo le sembianze di un metameme colossale. Più che una ‘rebuild’ pare di essere alle prese con un fin troppo lungo album dei ricordi.

Recensione del libro “Acid For The Children di Flea. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Attendiamo anche la terza fatica di questa trilogia che strizza ben più di un occhio al Roma-centrismo e ad attori che nel corso delle loro rispettive carriere hanno saputo fortunatamente fare di molto meglio.

Non so se sarà l’inizio di una rinascita dell’universo DC, o semplicemente una piacevole deviazione dalla via a cui ci hanno abituati, ma sicuramente rimane un’opera dall’ottimo valore intrinseco per gli appassionati del genere.