Bridget Jones’s Baby, di Sharon Maguire
Alla soglia del suo 43esimo compleanno e dopo aver rotto la relazione con l’avvocato Mark Darcy, Bridget Jones è ancora single. Proprio per questo una collega le consiglia di unirsi a lei per un fine settimana da trascorrere a un festival pop rock, nel corso del quale Bridget incontrerà Jack Qwant, conduttore di una trasmissione […]
Alla soglia del suo 43esimo compleanno e dopo aver rotto la relazione con l’avvocato Mark Darcy, Bridget Jones è ancora single. Proprio per questo una collega le consiglia di unirsi a lei per un fine settimana da trascorrere a un festival pop rock, nel corso del quale Bridget incontrerà Jack Qwant, conduttore di una trasmissione dedicata all’amore e con il quale avrà una relazione di una notte. In seguito Bridget incontra nuovamente anche Mark con il quale passerà una notte esclusivamente per dimostrare di “essere capace di usare gli uomini senza implicazioni particolari”, unico inconveniente una gravidanza inaspettata che la metterà di fronte a una domanda quasi senza risposta: “Chi fra Mark e Jack è il padre di mio figlio ?!?”
Bridget Jones è tornata per la sua terza e ultima incursione cinematografica, in tal caso volta senza l’appoggio di Hugh Grant, che ha preferito non unirsi alla pellicola non convinto dalla sceneggiatura vergata a sei mani dalla solita Hellen Fielding da Dan Mazer e per l’occasione anche da Emma Thompson, presente nel ruolo di ginecologa sui generis. A impersonare come sempre l’avvocato Darcy e la zitella Missis Jones ci pensano i soliti Colin Firth e Renee Zellweger cresciuta in termini di fama e cachet dalla prima fortunata pellicola datata 2001. A fare da contraltare proprio a Mark Darcy questa volta ci pensa Patrick Dampsey, proveniente direttamente dal set di Grey’s Anatomy e pronto per disegnare un americano guru dell’amore e appassionato di calcoli capaci di restituire la compatibilità affettiva fra i membri di ciascuna coppia, ma soprattutto capace di essere quell’essere imprevedibile che mister Darcy certo non è, né sarà mai, il tutto senza scivolare nella crudeltà nella quale precipitava regolarmente il Daniel Cleaver disegnato dall’inglese Grant.
Fra battute ed errori che sembrano non cambiare mai da quindici anni a questa parte, forse la causa potrebbe essere l’aver rimesso dietro la macchina da presa Sharon Maguire, regista della prima splendida e fortunata pellicola della trilogia; il film firmato dalla regista Inglese e da Hellen Fielding, autrice del fortunato ‘diario’, scivola via senza colpo ferire e senza grosse lodi da spendere, giungendo a un finale abbastanza pieno di buoni propositi e con uno spiraglio che lascia intravedere la possibilità per un nuovo episodio forse con figli adolescenti al seguito e una Bridget prossima a godersi la conclusione della carriera lavorativa.
Post Simili

Smetto Quando Voglio – Masterclass, di Sydney Sibilia

The Circle, di James Ponsoldt

La Verità, Vi Spiego, Sull’Amore, di Max Croci

