Cheetah Chrome Motherfuckers – The Furious Era 1979-1987

La storia dei Cheetah Chrome Motherfuckers (da qui in avanti CCM) è la storia dell’Hardcore italiano, ovvero di quel movimento musicale e controculturale che, per buona parte degli anni ’80, ha messo a ferro e fuoco tutta la Penisola, dalla province alle città, ottenendo riconoscibilità e rispetto anche fuori dai nostri confini, vedi, ad esempio, […]

La storia dei Cheetah Chrome Motherfuckers (da qui in avanti CCM) è la storia dell’Hardcore italiano, ovvero di quel movimento musicale e controculturale che, per buona parte degli anni ’80, ha messo a ferro e fuoco tutta la Penisola, dalla province alle città, ottenendo riconoscibilità e rispetto anche fuori dai nostri confini, vedi, ad esempio, il successo negli States dei Raw Power. The Furious Era 1979-1987 è la prima (e, direi, sacrosanta) raccolta ufficiale che rende finalmente giustizia alla band di Syd e Dome La Muerte, raccogliendo praticamente tutto il materiale pubblicato negli 8 anni di vita del gruppo toscano, partendo dai due 7” (l’omonimo e Furios Party), passando da Permanent Scar e concludendosi con l’unico e vero lp dei CCM, Into The Void.

È come al solito la mai troppo lodata Area Pirata Records a fregiarsi di tale merito, pubblicando il disco in due diverse ed eleganti confezioni doppio lp/doppio cd, piene di foto dell’epoca che ritraggono i CCM nel loro ambiente preferito, ossia sopra un palco. Era infatti la dimensione del live l’ambiente più consono per i nostri, dove il loro Hardcore primordiale poteva sprigionarsi in tutta la sua ferocia. Fu proprio al termine del lungo e massacrante tour europeo del 1987 (che aveva fatto seguito ad un tour negli Usa di spalla a gruppi come i DOA) che i CCM implosero, consci di aver dato tutto e di aver esaurito la propria spinta creativa. Prima di ciò c’era stata la fondamentale esperienza del Granducato Hardcore, sorta di movimento spontaneista che legava in una rete (moolto pre-internet, ricordiamolo) un insieme di band e appassionati che univano le forze in un ottica totalmente DIY allo scopo di diffondere musica, fanzine e altro.

Venendo alla musica dei CCM, la caratteristica che la definisce meglio è sicuramente la mancanza di compromessi: senza compromessi era la voce da cane rabbioso di Syd, senza compromessi erano le linee chitarristiche nervose e prive di qualsivoglia linea melodica di Dome, incompromessa era anche la furia e la velocità della base ritmica (Antonio Cecchi e “Vipera” Salani). Una furia radicale che attraversa come un veleno letale tutta la prima fase produttiva dei CCM e che non fu minimamente scalfita dai successivi sperimentalismi che caratterizzano Into The Void, album di Hardcore aspro, contorto e allucinato. Uno dei migliori dischi di HC italiano dell’epoca. Sì, perchè “l’HC italiano” fu veramente un genere musicale a sé, facendo scuola in tutto il resto dell’Europa fino agli USA; band come CCM, Negazione, Kina e Indigesti (solo per citare quelle di punta) facevano musica libera dai modelli di riferimento esteri. Un patrimonio della nostra musica Rock, un po’ come i CCCP lo sono stati per il Punk.

Per cui, questa raccolta dell’opera omnia dei CCM assume un valore storico abbastanza fondamentale. Fatela vostra.

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