The King – Race Above The Sky

Recensione del disco “Race Above The Sky” (Defense Records, 2017) dei The King. A cura di Vittoria Beatrice Giovine.

Che al giorno d’oggi il progressive metal sia un genere per pochi conoscitori e sempre più spesso venga etichettato come “musica di nicchia” è fuor di dubbio; d’altra parte fa sempre piacere sapere che ci sono ancora gruppi che si cimentano nella composizione di brani d’impianto prog e ancor più soddisfacente è il trovarne, tra quei pochi, qualcuno veramente capace di dar prova del proprio talento.

È il caso dei The King: originario di Katowice, Polonia, il trio formato da Jedrzej Iaciak (basso), Bartek Herman (percussioni) e Michal Karbowski (chitarra) ha dimostrato tutta la sua bravura grazie alle complicate esecuzioni e ai virtuosismi presenti nelle 9 tracce che costituiscono l’album Race Above the Sky.

Come vuole il canone del prog, il gruppo si è trovato a riprendere una struttura prevalentemente strumentale per poi adattarla perfettamente a un metal energico e deciso. L’unica differenza rispetto alla linea più pura del genere, che vorrebbe pezzi di durata men superiore alla media (alcuni variano dagli 8 ai 12 min ecc.), i brani dei The King non oltrepassano il limite dei 6 minuti –dettaglio che di certo ne semplifica l’ascolto.

Su un buon impianto di basso e batteria –c’è da riconoscere che come bassista Iaciak ci sa davvero fare e dà prova di questo soprattutto nell’intro della title track- si innestano i riff della chitarra distorta di Karbowski per un mix esplosivo che ricorda la formula utilizzata dai Metallica, ma senza un vero cantato (Ballad for the Executor).

Qui sono gli strumenti i veri protagonisti: un album simile è un’occasione d’oro per prendersi un momento e ascoltare, brano dopo brano, nota dopo nota, tutta la bellezza e la complessità che stanno alla base della composizione musicale (There’s No Dream for Us).

Il prog metal non è un genere facile da comprendere, non è un genere per cui basta un primo e unico ascolto, ma richiede un suo spazio e tempo per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. I The King hanno fatto un ottimo lavoro, trovando la connessione esatta tra heavy metal e progressive, inserendoci la giusta dose di chitarre e le giuste variazioni, per arrivare a concepire un disco assolutamente ben strutturato. Insomma, i cultori del progressive non potranno far altro che apprezzare.

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