Living Colour – Shade

Recensione del disco “Shade” (Megaforce Records, 2017) dei Living Colour. A cura di Gabriele Bacchilega.

A quasi due lustri dall’ultimo album di inediti “The Chair In The Doorway”, ma soprattutto a 27 anni da “Time’s Up”, esordio clamoroso e negli anni a venire fonte di ispirazione per un numero imprecisato di band, riecco Corey Glover (voce) + Vernon Reid (chitarra, ovviamente) + Doug Wimbish (basso) + Will Calhoun (batteria), alias Living Colour.

Ed è un ritorno tanto inatteso, visto che erano oramai due anni che se ne ventilava l’uscita, quanto sorprendente e piacevole. “Shade” è infatti un bel disco, con un buon tiro ed una spiccata varietà sonora, caratteristiche che permettono alle 13 tracce di girare fluide e senza particolari intoppi e/o passaggi a vuoto.

Le sonorità sono le consuete, quindi multivitamico frullatone a base di hard rock, funk e blues, con qualche sporadica spruzzata di electro pop ad innovare il prodotto, a discapito del rap ridotto pressochè ai minimi termini. I cambi di ritmo, seppur non più agili e schizofrenici come una volta, donano comunque brio e vivacità ad un disco che dimostra come Vernon & friends possano starci ancora benone nell’affollato panorama rock attuale.

A maggior ragione poi se si considerano le oramai periodiche ristampe versione deluxe di album usciti – n anni fa di band anche importanti ma già in pensione da mò. I Living Colour preferiscono invece proporre materiale nuovo, non volendo vivere su ciò che è stato e, quasi certamente, mai più sarà. Azzardo ancora più evidente se si entra nel merito di “Shade”, album con 10 tracce inedite più 3 cover tanto antitetiche tra di loro quanto impegnative e sdrucciolevoli, alias Who Shot Ya di Notorius Big, Inner City Blues di Marvin Gaye ed infine Preachin’ Blues di Robert Johnson.

Insomma, voglia di rimettersi in gioco totale e che da sola vale praticamente il prezzo del biglietto di questo “Shade”, nuovo e bel lavoro di una band ancora assolutamente viva e vegeta.

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