Amari – Polverone

Recensione del disco “Polverone” (Bomba Dischi, 2017) degli Amari. A cura di Gabriele Bacchilega.

A 4 annetti da “Kilometri” riecco gli Amari in formazione tipo, ossia Dariella + Pasta + Cero, a proporre nuovamente il loro pop sbagliato, a sto giro marchiato “Polverone”.

13 tracce che rappresentano la perfetta sintesi di quello che è stato fino ad oggi il percorso della band friulana e questo a partire dall’hip hop sghembo e sperimentale dei primissimi lavori tipo “Gamera”, passando per il gioiellino indie pop “Gran Master Mogol” e per finire appunto con la maturità minimal di “Kilometri”.

Questa escursione nel tempo gli Amari la fanno con il consueto aplomb, senza mai esagerare, con testi semplici e personali e con un orecchio sempre vigile rispetto al trend ed all’attualità. Il sound è di confine, geneticamente italico ma dal sapore internazionale ed in grado di spaziare con agilità da un’indietronica dolce e suadente a pezzi dal beat più profondo e ruvido, momenti questi ultimi  – sentire e risentire triplete Dinosauro, Lamentele e I Documentari Sullo Spazio – in cui è realmente un attimo volare.

Un album che colpisce come sempre senza sforzo e senza eccedere, coerente rispetto a quanto prodotto nei 15 anni di carriera, ma nel contempo differente, una sorta di mezzo passetto in avanti con scarto laterale.

È sempre un piacere.

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