MezzoSangue – Tree – Roots & Crown

Recensione del disco “Tree – Roots & Crown” (The Wolf/Artist First, 2018) di MezzoSangue. A cura di Gabriele Bacchilega.

Diciotto tracce, nove per “Roots” ed altrettante per “Crown”, il primo 50 % a base di cassa e rullante, il secondo con una vera e propria band a graffiare rime ed assonanze di Mezzosangue.

Tree è un album difficile ed impegnativo e questo sia per l’hype, progressivamente cresciuto ed appesantito da ritardi più scarne info, sia in quanto tale. Il rapper romano ha infatti il coraggio e la sfacciataggine di piazzarsi in mezzo a due correnti sonore che seppur antitetiche – digitale e standard la prima aka “Roots”, analogica e più sperimentale la seconda ossia “Crown”, hanno in comune il non colpire duro, non c’è cioè un beat o una strumentale che picchia davvero in profondità né tantomeno che sia facilmente e/o rapidamente assimilabile.

Questo mancato ko, a mon avis voluto, riesce a dare una eterogeneità sonora sufficiente e non fine a se stessa, bensì finalizzata esclusivamente al cambio di sceneggiatura, al centro della quale c’è sempre e solo Mezzosangue, a volte rabbioso e livoroso, altre più introverso e riflessivo.

Non è quindi un caso che i feat siano ridotti ad un unico lumicino, alias il sempre eccellente Rancore nella gotica ed oscura Upside Down. Mancano i grandi nomi o meglio continuano a mancare vedi l’autarchico “Soul Of A Supertramp”, ma non la voglia di sperimentare – sentire l’ipnotico drum ‘n’ bass di God Bless Ignorance – e di mettersi completamente in gioco con “Crown”, lato B dalle strumentali coinvolgenti ed eleganti, con pianoforte, archi e fiati ad assecondare alla grande il flow di Mezzo.

Tree è un gran bel disco e che cresce progressivamente, ascolto dopo ascolto, buono sponda “Roots” – sentire in particolare Ologramma, Umanista e Verità Pt. II – , assai meglio però sul versante “Crown”, per il quale è più semplice e rapido segnalare l’unico momento così così ovvero sia Ned Kelly, singolone grasso e ritmato ma davvero troppo Salmo oriented. Le restanti otto tracce invece girano assolutamente da paura, senza se e senza ma, dal crossover rabbioso di Fuck Them Fuck Rap alla orchestrale e meravigliosamente malinconica Destro sinistro montante.

In conclusione, se il precedente “Soul Of A Supertramp” è stato il primo vero e nitido indizio in merito al talento di Mezzosangue, questo doppio “Tree” spazza via ogni ultimo e marginale dubbio. Gran disco per un talento autentico, cristallino e con ancora margini di crescita.

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