Thou – Magus
Recensione del disco “Magus” (Sacred Bones Records, 2018) dei Thou. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Dopo quattro anni di silenzio radio – più o meno – cosa sia frullato nella testa dei Thou per pubblicare ben tre EP su tre differenti etichette (Raw Sugar, Deathwish Inc. e Community Records) e non paghi anche un nuovo album non l’ho ancora capito. Di sicuro qualcosa di altamente e palesemente insano. Fatto sta che è accaduto e il risultato di queste tre differenti uscite – agli antipodi l’una dall’altra – ha come risultato “Magus”, griffato Sacred Bones e chicca di strapotenza doom.
Come se “Rhea Sylvia”, “Inconsolable” e “The House Primordial” orbitassero tutti attorno allo stesso punto e finissero – per cause gravitazionali – per schiantarsi nel punto centrale dell’album per poi riesplodere in un sol botto propagando un venefico miasma romanticamente mortifero. Del primo si prenda la costituzione grunge e le ritmate melodie funebri sotto il sole grigio di Seattle care a Tad Doyle, Cantrell e a Staley (ma come se quest’ultimo si fosse invaghito di certo black metal norreno), del secondo le sensazioni più sfiancate e melancoliche distillate dal più noir e laconico dei folk apocalittici (cantato da Billy Corgan e non da Douglas Pearce) ed infine dell’ultimo dei tre porta in dote una corazza di suono marcescente eppur inscalfibile.
Ogni goccia stillata da queste ampolle viene distillata e fatta cadere in una più grande fino a formare qualcos’altro, una nuova formula che nel passato meno recente affonda le sue radici. “Magus” non è difatti una mera riproposizione scolastica dei tre EP di cui sopra bensì una creatura con una sua firma genetica con un’identità propria e definibile. L’odore del sangue e della pioggia si mischiano inevitabilmente lungo le undici, sfiancanti tracce che compongono l’album andando a creare un nuovo aroma. Pesante, crudo, ferale, scintillante, dalla produzione estremamente curata, pregno di melodie di chitarra dai colori saturi e carichi di contrasto l’album si snoda su momenti di illusorio movimento, pachidermici anthem che dipingono neri sabba in foreste al pan di zenzero, mostri elettro-droneggianti, taglienti sventagliate black e voci mortuarie che riempiono ogni spazio possibile ed immaginabile lasciando che l’asfissia faccia il suo corso.
I Thou più che un album registrano una prova di coraggio che merita un ascolto attento, utile come dilatatore temporale ed eviratore di qualsivoglia tipo di allegria. Non è un disco solo per coloro che vedono nello sludge e nel doom la propria cup of tea ma è esattamente ciò che ci troveranno dentro. Pallbearer superati a destra, e via verso il delirio.




