Thou – Umbilical

Recensione del disco “Umbilical” (Sacred Bones, 2024) dei Thou. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Questo disco è per i radicali, i pazzi, gli esuli che sono fuggiti dalla terra desolata della capitolazione. Questo disco spetta ai militanti e ai fanatici che rifiutano di arrendersi alle comodità, alla praticità…E questo album è soprattutto per i deboli e i simulatori, gravati da capricciosa indulgenza, curvi dalle profonde ferite del compromesso, che si trascinano in debole approssimazione, cercando disperatamente di tornare verso l’integrità e la convinzione.

Con una simile dichiarazione d’intenti, in fin dei conti, sai già a cosa andrai incontro. Ma, in fondo, era necessario darla di un singolo album dei Thou? Possibile essere più pesanti, più radicali di come sono stati finora?

Bryan Funck, Andy Gibbs, Matthew Thudium e Mitch Wells erano fermi al 2018 con un album “in solitaria” perché nel mentre ne sono usciti ben due in tandem con Emma Ruth Rundle più svariate riedizioni, EP e chi più ne ha più ne metta. Il vago “romanticismo” (da intendere letterariamente e non nell’accezione puerile del termine, usata a sproposito) di “Magus” in questo “Umbilical” non c’è traccia alcuna, solo odio e massacro.

L’atmosfera che aleggia nei dieci brani dell’infame quartetto di Baton Rouge è quella tipica dei miasmi delle paludi della Louisiana, che è pur vero che non importa dove nasci, ma l’ambiente ti forma, calibra il tuo essere fino nel midollo. Prendete Eyehategod, Acid Bath e Crowbar, lo sapete benissimo dove affondano i loro piedi, nel fango, e lì se ne trova quanto ne volete. Entra in circolo, incattivisce. Eccolo: mortiferi riff circolari ripetuti oltre i sei minuti (Narcissist’s Prayer), mattanze a metà strada tra sludge e grind di rara insensibilità che bruciano i nervi, tese come cavi d’acciaio e senza posa alcuna (I Feel Nothing When You Cry), punizioni corporali al rallentatore che frenano ancora e ancora fino a far perdere la benché minima cognizione di sé inanellando melodie cimiteriali che puntano a cieli color del piscio (House of Ideas), ossessioni hardcore saltanti su ritmiche insensate fino a renderli gioielli post-core che mostrano denti marcescenti ma non per questo meno letali (Unbidden Guest, The Promise), demoni noise rock di taddoyliana memoria che passano su tutto come gargantueschi caterpillar (Panic Stricken, I Flee), fanghiglia elettrica che sa di sabbie mobili, purulente e venefiche anche quando le esplosioni lasciano spazio a tenui lucori sotto forma di fuochi fatui (I Return as Chained and Bound to You).

Un funerale officiato dalle grida immonde di Funck che, ad oggi, si dimostra il necromante perfetto, solo al comando di una nave di genere arenata in qualche baia dimenticata da chissà quale dio oscuro.

Quindi è possibile essere più pesanti e più radicali di quanto si è stati finora? Se siete i Thou, beh, sì. In caso non lo siate ci sono tante altre cose che potete fare.

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