Bruce Springsteen – Western Stars

Recensione del disco “Western Stars” (Columbia / Sony, 2019) di Bruce Springsteen. A cura di Silvia Cinti.

Il Boss è tornato. Il 14 giugno è una data da ricordare perché segna definitivamente il ritorno, dopo cinque anni di assenza, di Bruce Springsteen. L’atteso album di inediti, realizzato da solista e senza la E Street Band, a cura di Columbia Records/Sony Music, si intitola “Western Stars”.

La carriera discografica di Springsteen dura da più di 40 anni eppure ad ogni nuovo lavoro, questo è il diciannovesimo, i seguaci dell’artista del New Jersey sono sempre in trepidazione; questa volta egli conduce la sua musica verso nuove direzioni, ispirandosi ai dischi pop della California del Sud tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70; proprio a tale proposito Bruce Springsteen afferma: “Questo lavoro è un ritorno alle mie registrazioni da solista con le canzoni ispirate a dei personaggi e con arrangiamenti orchestrali cinematici, è come uno scrigno ricco di gioielli”.

Western Stars” è composto da tredice tracce che sono state registrate principalmente nello studio in casa del cantante, in New Jersey, con l’aggiunta di alcune registrazioni realizzate in California e a New York. In questo disco, tutto da scoprire, ci sono due elementi importanti da sottolineare sin da subito: il primo, una novità assoluta, l’impiego dell’orchestra – gli archi accompagnano tutti i brani – e poi una cura particolare ai testi in cui l’erede di Bob Dylan pone l’accento su un tema comune a tutti: il viaggio.

In “Western Stars” vengono dipinti diversi scenari made in U.S.A.: dalle strade immense americane in cui è facile ritrovarsi in un attimo in una tempesta di sabbia alle città solitarie e i motel abbandonati, dal sentimento di solitudine all’idea di comunità, dal concetto ampio dell’ amore a quello della speranza. I brani puntano a raccontare le angosce esistenziali e le contraddizioni dell’America degli ultimi quarant’anni in cui il Boss è sia il narratore sia il viaggiatore di questo lungo tragitto e, come accade ad esempio nella title track Western Star, egli canta: “Stanotte le stelle dell’ovest stanno brillando di nuovo. Qui nel canyon sopra Sunset, il deserto non rinuncia alla battaglia” e ancora “Mi sono svegliato questa mattina lieto di aver addosso i miei stivali”.

È possibile che questo album sia inserito tra le possibili colonne sonore di un viaggio on the road in solitaria o in compagnia lungo le polverose highway americane che sembrano non finire mai; d’altronde tutti, una volta ogni tanto, hanno bisogno della compagnia piacevole di Bruce che, come accade nel brano The Wayfarer intona questi versi: “Sono un viandante, piccola, vago da una città all’altra. Quando tutti dormono e suonano le campane di mezzanotte” e ancora “Sono un viandante, piccola, sono un viandante, piccola”.

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