Bruce Springsteen – Letter To You

Recensione del disco “Letter To You” (Columbia / Sony, 2020) di Bruce Springsteen. A cura di Silvia Cinti.

Nel mondo esistono due tipi di persone, quelle che amano Bruce Springsteen e quelle che ancora non lo conoscono. Springsteen è un po’ tutto: cantante rock, poeta di strada, intrattenitore, ballerino, attore, frontman, chitarrista eccezionale, interprete straordinario nonché bravissimo compositore di musica rock.

Lo scorso anno è stato pubblicato “Western Stars” (disco di Platino in Italia), il primo album in studio a cinque anni di distanza dal precedente realizzato insieme al suo collaboratore di lunga data Thom Zimny.

Letter To You” esce finalmente il 23 ottobre e contiene dodici tracce: nove brani scritti recentemente dal cantautore statunitense e tre leggendarie composizioni degli anni ’70 finora inedite: Janey Needs A Shooter, If I Was the Priest e Song For Orphans.Letter To You” è un disco classic rock, caratterizzato dall’inconfondibile sound della E Street Band, e registrato nella casa dell’artista 71enne nel New Jersey. “Volevo un suono che fosse solo la band di base: tastiere, chitarre, basso, batteria. Volevo solo il suono grezzo della band.” ha asserito il cantante. Insieme al musicista hanno lavorato a questo progetto Roy Bittan, Nils Lofgren, Patti Scialfa, Garry Tallent, Stevie Van Zandt, Max Weinberg, Charlie Giordano e Jake Clemons. L’album è stato prodotto da Ron Aniello insieme al Boss. Il mixaggio è stato curato da Bob Clearmountain mentre Bob Ludwig si è occupato del mastering.

Amo l’essenza quasi commovente di Letter To You‘”, ha dichiarato Springsteen, “E amo il sound della E Street Band che suona completamente live in studio, in un modo che non avevamo quasi mai fatto prima, senza nessuna sovraincisione. Abbiamo realizzato l’album in soli cinque giorni, e quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto”.

È l’intensa traccia One Minute You’re Here ad aprire le danze. La title track Letter to You (“Tried to summon all that my heart finds true/And send it in my letter to you”) e l’orecchiabile Ghosts che racconta cosa si prova quando si perde qualcuno a causa di una malattia o del tempo sono entrambi ottimi brani. Springsteen ha trascorso la sua lunga carriera a comunicare e creare connessioni attraverso il potere della canzone. Questa è la sua magia.

Burnin’ Train è convincente, ma il cuore pulsa per il pezzo, davvero bello, intitolato Janey Needs A Shooter. Se da una parte il brano Last Man Standing rievoca sentimenti del passato dall’altra spunta la speranzosa House Of A Thousand Guitars (“So we can shake off your troubles my friend/We’ll go where the music never ends”). Il trionfo di questo lavoro è dovuto all’inclusione del trio di canzoni:  Janey Needs A Shooter, If I Was the Priest e Song For Orphans componimenti che furono scritti prima dell’uscita del suo debutto, “Greetings From Asbury Park, NJ” pubblicato nel 1973. In “Letter To You” c’è onestà, crudezza e senso di spiritualità.

La pandemia ha bloccato i concerti e tutti sono tristi per questo, sia i fan che gli artisti. Per chi ha pubblicato un nuovo album è ancora più difficile accettare il fatto di non poterlo presentare al proprio pubblico con un tour. Nel caso del Boss il rammarico è particolarmente grande considerando il fatto che questo disco segna per lui un traguardo importante perché “Letter To You” è la sua ventesima fatica. L’ascolto è emozionante, una celebrazione della musica dal vivo in attesa di essere vissuta di nuovo.

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