Swans – Leaving Meaning

Recensione del disco “Leaving Meaning” (Young God Records/Mute, 2019) degli Swans. A cura di Matteo Baldi.

Swans è sinonimo da sempre di originalità, di audacia e di ipnosi catartica. Rifugio di chi non si sente a suo agio nella musica massificata, ma preferisce starsene per i fatti propri con musica a palla e il resto del mondo fuori dalla stanza. Ci siamo un po’ spaventati un paio di anni fa quando la formazione statunitense annunciò gli ultimi concerti con la formazione di allora, ma per fortuna tra le mani oggi abbiamo un nuovo entusiasmante e capitolo della vita della band: “Leaving Meaning”.

Michael Gira questa volta si avvale di eccelsi collaboratori come Ben Frost, The Necks’, Anna e Maria von Hausswolf tra gli altri a formare un disco intriso di ritualità e vibrazioni ipnotiche. L’opera è contenuta in poco più di novanta minuti e i pezzi sono relativamente brevi rispetto a quello che gli Swans ci hanno abituato negli anni. Per esempio i dieci minuti di The Hanging Man, indubbiamente mio pezzo preferito del disco, catturano l’attenzione con le caratteristiche sincopi reiterate sulle quali si dispiegano drappi di suono che avvolgono la voce da stregone pagano di Gira, in questo disco, davvero molto ispirato.

Non solo di Swans vive questo “Leaving Meaning”, sono presenti anche contaminazioni folk acustico lisergiche a ricordare l’esperienza Angels Of Light che ben separano le celebrazioni sonore più intense e aggiungono spessore e varietà sonora al disco. Una su tutte Amnesia con la partecipazione delle angeliche voci delle sorelle von Hausswolf. Merita una menzione speciale la title track costruita sulla centralità del suono dei Necks’ che conferisce al brano un’atmosfera jazz a tratti quasi medievale sempre maestosa e regale come una la processione di un antico imperatore che entra nella cittadella rasa al suolo e conquistata dal suo esercito.

Gli Swans più che una band sono un universo, inclassificabili, originalissimi e seminali come pochi altri più che canzoni producono incantesimi in grado di estraniare completamente l’ascoltatore e di infondere una intensa sensazione di appartenenza, pace e accettazione. Una pace tuttavia non data da positività e da superficialità immotivate, ma da una profonda consapevolezza che la negazione è l’unica certezza della vita e che la salvezza dell’anima è un’illusione. Come Gira suggerisce in Sunfucker non abbiamo che da arrenderci, l’alluvione sta arrivando, che tu ci creda o no.

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