Country Westerns – Country Westerns

Recensione del disco “Country Westerns” (Fat Possum Records, 2020) dei Country Westerns. A cura di Massimo Quarti.

Per caso, spulciando tra le uscite di queste settimane, la Redazione scova i Country Westerns, trio di Nashville al loro debutto su Fat Possum e me li propone, io rimango estasiato dall’ascolto della opening track Anytime, perché per me ascoltare quest’album è come se tornassi indietro a quando avevo 13 anni e scoprivo Springsteen, quando in edicola con “Il Grande Rock De Agostini” comprai per 9.900 lire (vale a dire tutti i soldi che avevo a disposizione per una settimana meno 100 lire) la cassetta di “The Wild ,The Innocent And The E Street Shuffle” e mi invaghii subito di Kitty’s Back.

Quello che accomuna i Country Westerns con i grandi del passato, nonostante il genere, country rock che ad un ascolto disattento potrebbe sconfinare nel banale, nel luogo comune, è la vulnerabilità, quella che aveva Bruce nei primi dischi, quella vena romantica che denota uno spirito sensibile e fragile ma che ama e che vuole tirar fuori tutta la forza che c’è per il bene della vita, l’ammissione delle proprie debolezze (I’m Not Ready, Gentle Soul) e la fragilità verso una persona amata, è questo, è puro rock n roll, è una di quelle band a cui alludevo alla fine del Back in Time del primo album degli Stooges, che ci sono, esistono queste band di puro rock che cercano, con mezzi assolutamente limitati, noleggiando chitarre a mettere in piedi un progetto e di comunicare un messaggio di vero rock n roll, ma cosa state ascoltando oggi di meglio? 

I Country Westerns, con il loro album omonimo, non hanno bisogno di uno specchio per sentirsi fighi, lo sono e basta, e vivono in quella dimensione che esiste ancora, quella dei live, di music club del midwest, quella dimensione che ci ha fatto sognare a noi italiani con video, film in vhs, racconti, romanzi… 

Quella cosa che noi in Italia abbiamo anche cercato di imitare goffamente; avete presente quando nei telefilm americani il protagonista si incontra con una bella donna in un bar al bancone e ordina “lo stesso”? No, non “il solito, Mario” ma “lo stesso” lo stesso che prende lei, o lui, quella dimensione in Italia non è mai esistita perché noi pensiamo solo a mangiare, questa è la verità e me ne vergogno e vaffanculo l’orgoglio nazionale, la Patria e tutte quelle cazzate sull’identità nazionale, io amo i bastardi, io voglio l’America, voglio il rock, voglio il blues, l’ho sempre voluto! Voglio i film, le highway, i giri in macchina, non voglio prendere l’autostrada per Spotorno e mangiare il pesce al ristorante con le ricette tradizionali del cazzo, voglio essere trasportato in quel sogno americano, ci sono cresciuto con quel sogno per Dio! Voglio i locali dove si va a bere e a parlare di tutto, voglio le case di legno, le palafitte, voglio Nashville, voglio Atlantic City, non voglio l’intonaco sulle facciate, mi fa schifo l’intonaco sulle facciate!

Voglio IL ROCK. E i Country Westerns me lo danno. E quello che hanno da dare questi ragazzi io me lo prendo tutto!

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