The Darkness – Motorheart
Recensione del disco “Motorheart” (Cooking Vinyl/Egea Music/The Orchard, 2021) dei The Darkness. A cura di Francesca Massaro.
Ormai tra le band più amate e premiate d’Inghilterra, i Darkness non potevano che tornare in pompa magna con il loro settimo album “Motorheart”, a distanza di un paio di anni dal loro precedente “Easter Is Canceled”. Justin Hawkins e soci sono pronti per deliziarci con il loro hard rock scanzonato e stravagante, già preannunciato dai tre singoli: la title-track, Nobody Can See Me Cry e Jussy’s Girl.
Soltanto il lyric video di Motorheart, in classico stile Darkness, pregno della loro inconfondibile comicità, ci lascia presagire la qualità dell’imminente nuova fatica discografica, la quale, a detta del loro frontman, altro non è che il loro lavoro migliore. Essendo stato registrato, prodotto e mixato da Dan Hawkins – chitarra e seconda voce della band – presso i Gateway Mastering Studios a Portland, USA, Justin ha elogiato anche ampiamente il lavoro di produzione portato avanti dal fratello.
L’intro di Welcome Tae Glasgae setta subito l’asticella di “Motorheart” ad un livello altissimo: occhio al volume ragazzi, rischiate di far tremare i vetri delle finestre! Anche con It’s Love, Jim, mio personale brano preferito dell’album, i riff si sprecano, le chitarre sono impazzite, e io mi chiedo ancora una volta come riesca il signor Hawkins a fare quei gorgheggi impossibili con la sua voce.
A seguire abbiamo la title track, emblematica del mood che pervade questo full length: con il suo ritmo incalzante, i coretti, i riff a là Van Halen e l’immancabile falsetto non poteva che classificarsi come la canzone perfetta per rappresentare l’album. Se invece avessimo nostalgia del sound tipicamente “darknessiano” di “Permission To Land” e “One Way Ticket To Hell…And Back” ecco pronte The Power And The Glory Of Love e Nobody Can See Me Cry, mentre una menzione d’onore non può che andare a Jussy’s Girl: il brano spacca in tutto e per tutto, ha un dinamismo imprevedibile, con dei cambi di registro e di melodie assolutamente unici, un assolo pazzesco – per non parlare del video!
Le Seventies Vibes pervadono tutto l’album, facendo riecheggiare echi delle band di ispirazione, le chitarre sono infuocatissime, la voce di Justin come sempre stupisce e il loro sapiente mix di pop, metal e glam risulta sempre vincente nonché senza tempo: il tutto condito dalla loro inconfondibile ironia. Non ci resta altro che vedere quanto spettinati saremo alla fine dei loro live in programma per l’Italia!
Come sempre, rock ’n’roll never dies!




