Sacrobosco – Flamethrower

Recensione del disco “Flamethrower” (Sussidiaria, 2021) di Sacrobosco. A cura di Paolo Esposito.

Qualche mese fa, ad aprile 2021, è uscito “Both Side Of The Sky”, esordio di Giacomo Giunchedi con il moniker Sacrobosco. Un disco di sei tracce, che ha mostrato l’elettronica moderna da un’angolazione diversa rispetto al solito, l’opera prima di Giunchedi da solista ci ha condotto in scenari ipnotici, in costante tensione sonora, concedendo pochi – forse zero – momenti di riposo. Il tutto intriso di elementi provenienti da altri generi, ad esempio ambient e afrobeat. Tutto insieme, l’impianto suonava fresco e originale.

Di quella sessione compositiva fanno parte altri tre brani, inizialmente pensati per “Both Side”, ma che ha poi deciso di staccare dal corpo principale del disco per dar loro vita propria. Ne è quindi venuto fuori un EP, composto da tre tracce lunghe, ben cadenzate, che offrono quello stesso bilanciamento di basi ossessive e suoni acuti, che spezzano in due un torpore incipiente.

I primi otto minuti sono dedicati alla title-track, scandita da ritmi lenti. Sulle languide e ipnotiche sonorità dreamy – che fanno da sfondo – si abbattono secchi suoni metallici, martellate, autentici richiami a qualcosa che vive a metà tra concreta e industriale. In mezzo troviamo poi Okyamus, un pezzo originariamente scritto e pubblicato per sostenere il Grup Yorum, band turca il cui attivismo politico è stato più volte osteggiato negli ultimi tempi da Erdogan. La versione qui proposta, concepita per i futuri live – quindi decisamente danzereccia – è arricchita dalla collaborazione di diversi artisti della scena elettronica nostrana, tra cui Egle Sommacal (Massimo Volume e Ulan Bator), Geodetic e Stromboli.

Il pezzo più recente del trittico è Drive. A detta dell’autore, che in questo caso si fa aiutare dalla sua compagna Giulia Bloom, è il punto più indicativo dell’odierno percorso del progetto Sacrobosco, in quanto è in questa direzione che si muoverà Giunchedi nel prossimo futuro.

Come “Both Side”, “Flamethrower” offre un’esperienza completa dal punto di vista dell’ascolto. Senza soluzione di continuità, il flusso è continuo e gli accenti messi ora sull’elettronica sperimentale, ora sull’ambient o sull’industrial non vanno in contrasto, al contrario completano l’esperienza, conferendo al prodotto finito ancora una volta novità e originalità.

E’ interessante, infine, aver svelato il Sacrobosco che sarà, ma se Giacomo in futuro volesse far leva anche sulle (tante) emozioni che genera Flamethrower, a parere di chi scrive l’idea non sarebbe affatto malvagia.

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