Maisie – Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino
Recensione del disco “Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino” (Snowdonia Dischi, 2022) dei Maisie. A cura di Fabio Gallato.
Avevamo lasciato i Maisie 4 anni fa con il loro “Maledette Rockstar“, disco abnorme suonato ed eseguito magistralmente come tutte le cose suonate ed eseguite dai Maisie, ma che causa una gestazione lunga ben 9 anni soffriva di una certa anacronisticità dei temi trattati. Per intenderci, tra i 31 brani in scaletta (no, i Maisie le cose semplici non le sanno fare) si parlava tra gli altri di Marchionne, Alan Sorrenti, del nano Ping Ping e di Berlusconi e capite bene che nel 2018 non erano temi all’apice dell’hype. Ok, il fatto che quest’ultimo, che all’epoca sembrava dimenticato dai più e pronto a scomparire, oggi sia di nuovo protagonista assoluto della scena è un’altra storia.
Quattro anni dopo, altro giro e altra corsa. “Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino (cronaca di un viaggio troppo allucinante dalla tenebra della barbarie alla luce troppo meravigliosa della civiltà)” chiude la trilogia dei doppi album iniziata col clamoroso “Balera Metropolitana” (2009) e continuata col sopracitato “Maledette Rockstar“. “Dal Diario di Luigi La Rocca, cittadino” – che per la cronaca, tra canzoni vere e proprie e brevi intermezzi, di tracce ne ha 62 – si può intendere come una continuazione e una evoluzione delle tematiche del disco precedente. Se infatti “Maledette Rockstar” cercava di analizzare da ogni angolazione possibile il crollo repentino delle strutture sociali, letteralmente accartocciatesi sulla vacuità di una vita che si faceva sempre più solitaria e online, questo nuovo lavoro mette a fuoco stavolta in maniera decisiva l’intera questione, adattandola ai recentissimi e tristissimi sviluppi. Quest’opera mastodontica è infatti il flusso di coscienza di tal Luigi La Rocca, un “idiota, un povero Cristo” che crede di saper destreggiarsi alla perfezione tra la miriade di input che ogni giorno i social, i media tradizionali e in generale questa nostra vita sempre più complessa e sfilacciata gli rifilano, dando sfogo in ogni brano alle sue più goffe e incoerenti delle posizioni su ogni argomento gli capiti a tiro.
I Maisie sono ossessionati dal populismo e dalle sue più grottesche deviazioni, e in questo lavoro raggiungono l’apice della propria mission concettuale in un’opera omnia che racchiude tutto, ma proprio tutto, dell’allucinante sagra dei paradossi che ogni giorno ci travolge sui social e nei media in genere, e che a suon di fake news, complottismi, punti di vista bislacchi e becerume di ogni sorta, piano piano ci destabilizza fino a farci perdere fiducia nelle nostre stesse opinioni e convinzioni. I Maisie sono bravissimi nel padroneggiare tutto lo scibile della musica leggera e, accompagnati da una ottantina di ospiti, saltellano tra stili infiniti – rock, pop, cantautorato, folk, canzone popolare, minimalismo, per il combo siculo-lombardo sembra non fare differenza alcuna – rimanendo sempre fedeli ad un gusto melodico estremo che emerge fortissimo sia nei momenti più sperimentali che in quelli tradizionali.
Certo, un disco di tali proporzioni è difficile da digerire tanto per l’ascoltatore quanto per gli ideatori stessi. Sarà banale dirlo, ma una cernita non avrebbe fatto male, soprattutto perché alcune tematiche – sia concettuali che squisitamente musicali – si ripetono più volte in brani diversi perdendo a tratti di incisività. Ma la qualità è talmente alta e la passione talmente tanta che scegliere cosa sacrificare dev’essere apparso un delitto ai Maisie, e va bene così. Alla fine, nonostante in qualche momento la tentazione di abbandonare questo lunghissimo viaggio che sembra una discesa claustrofobica tra gli anfratti più goffi del gentismo sia fortissima, quello che emerge è un ritratto sincero, quasi sempre a fuoco e perfino affettuoso del povero Luigi La Rocca che sarà pure uno sciancato senza capo né coda che odia gli stranieri, adora gli animali, non ha una gran considerazione delle donne, si cura con limone e bicarbonato, guarda con disprezzo alle vicende tragicomiche del fratello Andrea, che guarda un po’ spreca tempo a fare il cantante invece di trovarsi una fatica vera, schifa i comunisti come suo padre, è sorprendentemente a favore della libertà sessuale, è indeciso se dare il prossimo proprio voto al PD o si 5stelle o a chicchessia, ma è comunque uno di noi.
In questi tempi di conflitti e polarizzazioni estreme, abbiamo bisogno di un disco così che, come si usa dire in certi ristoranti, offre un’esperienza, certo impegnativa, difficile, spaventosa e disorientante, ma anche spassosa, coinvolgente, appassionata e appassionante, in una parola unica. Nel seguire le evoluzioni e le involuzioni di Luigi La Rocca, che nel corso di quasi due ore di musica di pregevole fattura si esibisce in tripli carpiati concettuali come fosse una Simone Biles del pensiero medio, cambiando più e più volte idea senza farsi grandi problemi, c’è forse la chiave per uscirne davvero migliori, superando la derisione e il disprezzo per chi è come noi ma non la pensa come noi.
Quanto ai Maisie, beh, nessuno oggi suona come i Maisie e i Maisie non suonano come nessun altro. Prendere o lasciare.


![[Première]: MAISIE – Gesù](/img/maisiehomeok.jpg)

