Eddie Vedder – Earthling
Recensione del disco “Earhtling” (Seattle Surf/Republic Records, 2022) di Eddie Vedder. A cura di Haron Dini.
Parlare di Eddie Vedder è come parlare di una persona saggia, di un incoraggiatore, di un angelo custode, e di come la sua speranza magnetica nei confronti dell’umanità sia una fonte inesauribile nei suoi testi, rompendo gli stereotipi sul fatto che tutto in questa vita non abbia senso, che la vita non ha senso, indirizzando l’ascoltatore verso altri orizzonti e distaccandolo dalla propria comfort zone.
Finalmente il nomade del rock si fa sentire con un lavoro diverso rispetto a quello che aveva fatto con “Ukulele Songs” 11 anni fa. Un lavoro più completo a livello strumentale, in cui chitarra elettrica, batteria e tutte le implicazioni e atmosfere melodiche del caso rendono questo “Earthling” più rotondo ma, oserei dire, più “catartico”. Per molti Eddie Vedder si è dimostrato per certi versi irrequieto nella sua parte creativa solista, ed è spesso sembrata in contrasto con le aspirazioni dei suoi compagni PJ, quindi i loro album venivano fuori più come compromessi che come dichiarazioni dell’intera band. “Earthling” che piaccia o meno, è il primo vero album solista del cantante, ed è stato realizzato con un gruppo di professionisti. Troviamo Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e il tastierista e chitarrista Josh Klinghoffer, Glen Hansard, cantante e chitarrista dei Frames and Swell Season, il bassista dei Jane’s Addiction Chris Chaney e Andrew Watt, che produce e suona le chitarre aggiuntive, in più delle guest di ospiti di prim’ordine, tra cui Elton John nel brano Picture, Ringo Starr in Mr. Mills e Stevie Wonder in Try.
I brani all’interno di “Earthling” sono di incredibile ispirazione, questo fa presagire che l’album era nel cassetto da diverso tempo. Si passa da ballad come The Haves a Power Of The Right e Fallout Today con il suo pop rock trascinante. Si citano i grandi eroi di Eddie e The Dark è un esempio, visto e considerato che si ispira al periodo d’oro di Bruce Springsteen, mentre Long Way sembra un brano che è stato regalato da Tom Petty.
Detto questo, “Earthling” è un lavoro rock, assolutamente, ma non cerca la tenacia, cerca di scavare nelle riflessioni e aspirazioni più profonde, come Eddie Vedder nei Pearl Jam ci ha sempre insegnato. Un disco perfetto da ascoltare in macchina o quando ci stiamo rilassando sul divano, oppure quando facciamo una bella passeggiata, per goderci appieno la giornata con questo disco come farebbe lo stesso Eddie.
Un album in cui ancora una volta il nostro buon amico ci farà da mentore e maestro di vita, e se questo disco ha questi presupposti non facciamoci domande. Un ottimo lavoro!




