Sleepwulf – Sunbeams Curl

Recensione del disco “Sunbeams Curl” (Heavy Psych Sounds, 2022) degli Sleepwulf. A cura di Enrico Mauro.

L’inizio di ogni cosa è sempre affascinante, gravido di promesse e impregnato di desiderio. Per una band, per tutte le band, i primi dischi sono uno dei momenti cruciali, quello della definizione degli obbiettivi, della nascita e dello sviluppo del proprio stile, che sarà poi certificato dagli album che verranno, quelli della maturità, quelli che dimostreranno la grandezza del talento e della forza della band come entità. Sempre se ci si arriva, agli album successivi. 

Sunbeams Curl” è il secondo album del quartetto svedese/scozzese degli Sleepwulf che fissa in modo tipografico, netto e chiaro, il loro stile e la loro musica: un doom/stoner rock dalle venature vintage ben pettinato che scorre tra le dita come una rivista patinata ad alta grammatura, come ormai ne esistono poche… evidenti(ssimi) sono i richiami: Black Sabbath, Jethro Tull e Led Zeppelin su tutti, ma non meno evidenti (anzi) Queens Of The Stone Age ed epigoni vari.

Come gran parte dei gruppi nordici non solo non manca il mestiere, ma neanche il background, né la tecnica. Tuttavia, “Sunbeams Curl” trasmette un’impressione di perfezione formale, che a me, ascoltatore ansioso, lascia un’insoddisfazione sottile, ma permeante, del tipo leggere una lettera d’amore scritta su carta velina con un occhio chiuso, in equilibrio su un piede solo e scalzo. Mentre piove.

Il disco ben racconta del sentirsi a proprio agio in una nicchia che ci si è scelti all’interno del proprio mondo. Quello che manca è un confronto tra anime diverse, da cui scaturisca quel di più che trasformi ottima musica in qualcosa di considerevole, se proprio non epocale. La rabbia del confronto, lo scontro tra ego diversi che genera non mostri, ma significative ed interessanti canzoni in grado di scuotere, di colpire singolarmente e in modo personalizzato ogni ascoltatore. 

È chiaro quanto il quartetto si sia meritatamente issato sulle spalle del gigante, ma ora è il momento di dare di più. Di fronte al bivio complesso della vita, i lavori che verranno diranno cosa vogliono essere, semplici intercalari o pagine fondamentali del racconto (di una parte) della musica dei nostri giorni.

Il disco si snoda in un percorso lungo otto brani per una durata che si avvicina ai quaranta minuti; non troppo, non troppo poco. Le tracce che spiccano sono Satan Is King, che apre l’album, Stoned Ape e Toad Licker Mushroom Picker. La prima rappresenta la facciata più vintage del gruppo, con richiami anni settanta e a un hard rock classico. La seconda prende spunto dalle teorie di Terence McKenna, scrittore e filosofo statunitense morto nel 2000, che nei suoi ultimi anni di vita divenne un punto fermo della controcultura psichedelica e secondo il quale l’evoluzione umana ha subito forte influenza attraverso l’uso controllato di psichedelici. Toad Licker Mushroom Picker è il pezzo che si affaccia più sulla modernità, verso quel rock derivato dallo stoner che rappresenta lo stato dell’arte del genere. 

Da sottolineare, infine, che la band ha un approccio alla composizione di tipo jam; dopo aver registrato delle demo esse vengono passate al cantante, che aggiunge testi e melodie. Quindi si passa alla rifinitura finale in gruppo. Lo sottolineiamo perché questo metodo regala al lavoro finale una compattezza eterogenea di valore e assolutamente positiva.

Gli Sleepwulf sono Sebastian Ihme alla chitarra, Owen Robertson alla voce, Carl Lindberg alla batteria, Viktor Sjöström al basso. Buon ascolto a tutti.

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