The Body & OAA – Enemy Of Love
Recensione del disco “Enemy Of Love” (Thrill Jockey, 2022) di The Body & OAA. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Anno nuovo, nuova pelle per The Body. Si fa per dire, perché il discorso portato avanti da Lee Buford e Chip King ha, nel suo essere tortuoso, una continuità fatta di elementi sempre diversi che vanno a innestarsi in un’armatura che da ormai quasi vent’anni è in aperta costruzione.
È il caso di dire che ad ogni nuovo capitolo del duo di Providence nulla è quello che è stato in quello precedente, come se andassero a ripescare trame lasciate in sospeso capitoli e capitoli prima, come a formare una saga, e il tutto grazie anche ai collaboratori che di volta in volta hanno il coraggio di affiancarglisi. Nel 2022 è il turno del produttore AJ Wilson, aka OAA, che di suo porta il gradiente elettronico, parte integrante e leitmotiv di “Enemy Of Love”.
Sulle latitudini della musica sintetica The Body aveva già viaggiato, andando a lambire persino spazi “puliti” e hip hop, coordinate che qui vengono totalmente ignorate in forza di un mondo fatto di sporco ed entropia davvero estremi. Gli elementi dell’album sembrano confluire nello spazio di distorsione più esagerato possibile, aggrappandosi a dosi letali di glitch in cui tutto clippa (per utilizzare un termine “tecnico”) mandando a monte ogni spiraglio di luce possibile, in una lunga e impervia scalata verso l’insanità totale.
Il lavoro dei tre sembra ripercorrere a ritroso la strada che i Prodigy percorsero negli anni ’90, che li portò ad inserire nelle proprie trame techno quell’oncia di punk che li rese famosi. Dalle distese sludge che sono la base formativa di The Body si passa così all’esplorazione di un non-luogo in cui in passato si svolgevano rave imbevuti dei fantasmi di sostanze sintetiche e casse dritte, incuneate nelle mostruosità chitarristiche di King – che da tradizione irrora tutto di grida demoniache inintelligibili – e poi spezzettate in una miriade di labirinti ritmici destrutturati, un cut-up di pulsazioni sgradevoli e deviate cui vanno a stratificarsi sintetizzatori cosmici natii di sistemi solari abbandonati.
Alle sterzate sul tempo si affiancano oscenità (qui da leggere in accezione più che positiva) a bpm sregolati, come rituali GOA finiti nel setaccio infernale di Buford, complice Wilson che seziona tutto matematicamente, facendo decantare le sezioni electro in una coltre caliginosa e venefica che diventa sequenza atonale discontinua e assordante.
Techno per esseri di un’altra dimensione, inferociti e poco inclini alla calma.




