First Draft – Declines Are Long Gone
Recensione del disco “Declines Are Long Gone” (LyloProd, 2022) dei First Draft. A cura di Simone Catena.
Il duo francese First Draft, nato a Tours nel 2016, si conferma sulle scene con questo nuovo Ep dalle infinite vibrazioni in chiave post rock. Il sound martellante e furioso che prende vita all’interno delle strutture dei brani affronta con grinda grande tenacia diversi stili e generi musicali.
C’è un ampio utilizzo di synth ed effetti caotici nella musica dei First Draft, che lascia dietro di sé una scia dissonante ed oscura. Le 5 tracce di questo secondo capitolo della discografia dei transalpini, intitolato “Declines Are Long Gone” e licenziato dall’etichetta LyloProd, riflettono sulla condizione globale attuale che pian piano sta crollando sotto i nostri i piedi, mettendo in luce un paesaggio desolato e un senso di impotenza dilagante. Le sonorità malinconiche, che segnano l’incedere di tutto il lavoro, si incastrano sul tappeto duro steso da una sezione ritmica rocciosa, come a cercare riparo in qualcosa di sensibile e prezioso.
La title track di apertura entra come un fulmine con un riff martellante di basso e il tiro lento della batteria, che irrompe nella voce riflessiva della batterista e cantante Marine Arnoult. Il brano poi cambia marcia nella parte centrale, cullando i nostri sentimenti verso una riflessione più matura. Un primo atto aggressivo e frenetico, che ci fa ben sperare per il resto del disco. Infatti, nella seguente A Chapter On Each Page, l’intento del duo, completato dal bassista Clement Douam, è quello di sorprendere l’ascoltatore e trascinarlo in una storia delicata, che incontra e si scontra con dolore e amore, lungo un percorso solido e emozionante. La tematica ipnotica del brano esplode nel finale con una carica passionale e disarmante.
Time Hails No Suns invece è un’opera che a ritmi sostenuti si avvolge alle qualità vocali e al tempo corposo delle percussioni, per poi invitare l’arpeggio triste e nostalgico che descrive bene il senso di rimpianto che la fine di ogni relazione porta con sé. Verso la fine le note silenziose di Kneel Down In Silence trovano le parole per descrivere giornate vissute al limite e la noia che avanza in modo inesorabile. Nel bridge il silenzio si trasforma in un’interpretazione leggera per una canzone che resta comunque di lotta e libertà. Chiudiamo con il suono spazioso, poetico e viaggiante di Obey The Rhyme, un’altra traccia creativa e ricca di significato che conclude su un tema di ampie distorsioni un cammino incantevole.
La musica dei First Draft sembra essere in continua evoluzione: nella loro profonda qualità sonora prende vita un vero e proprio vortice artistico e creativo che si esprime al meglio in ogni lato di questo disco.




