Noircure – Kyrie

Recensione del disco “Kyrie” (Avantgarde Music, 2022) di Noircure. A cura di Fabio Gallato.

Ed eccoci qua, siamo sempre noi, quelli che si emozionano per un disco che sa di inverno quando fuori tutti non ne aspettano altro che la fine, che sa di solitudine quando fuori non si parla altro che di riapertura degli abbracci. 

È un disco per tutti noi amanti del blackgaze questo “Kyrie” di Noircure, progetto a firma del musicista pugliese Raffaele Galasso, già in passato immerso fino al collo nel liquame viscoso di queste sonorità scure con le avventure di Gardenjia e Shamael. Niente di nuovo da vedere qui, sia chiaro, ma la miscela di qualsivoglia forma di post-black e shoegaze – tipica di ormai innumerevoli progetti, soprattutto d’Oltralpe – deflagra che è un piacere lungo lo scorrere di 50 minuti che sembrano non trovare un momento di vera quiete. 

Tra Klimt 1918, Novembre, Lantlôs e ovviamente Alcest, ciò che è più interessante in “Kyrie” è la profondità di un suono che sa essere malefico e rassicurante al tempo stesso, opprimente e raggiante, nichilista e speranzoso, saltando tra ritmiche e timbri vocali differenti senza sostanzialmente perdere di pathos e di intenzione. Il tutto nonostante una produzione che, volutamente o meno, risulta poco cristallina e sacrifica un po’ la bontà di arrangiamenti complessi e raffinati.

Tra le fronde agitate dal vento e dal caos di Mirifical o tra la pioggia battente di lacrime che è Petrichor, o ancora nel tramonto tiepido di Rovi o nella nebbia fitta di Brumous, chi ama queste sonorità troverà materia preziosa per i propri ascolti e forse anche un po’ di conforto. D’altronde, l’abbraccio raggelante del male che si apre all’interno di “Kyrie” è pur sempre un abbraccio.

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