Warm Graves – Ease

Recensione del disco “Ease” (Fuzz Club, 2022) di Warm Graves. A cura di Maria Balsamo.

Le tombe si incendiano, diventano calde al palmo della mano. “Ease” è il nuovo album di Warm Graves, la band synthpop tedesca di stanza a Lipsia. Prodotto dalla label Fuzz Club, un sollievo della musica corre in nostro aiuto. Quanto siamo stanchi? Quanto annoiati da una realtà che sembra ormai ridondante? Quanto distanti da ciò che ricordiamo (o ricordavamo) di essere? Dopo circa sette anni dal debutto con “Ships Will Come“, il duo si ripresenta al pubblico internazionale con un secondo lavoro in studio. Alla base una forte idea di trasformazione (la gestazione per un secondo inciso è durata, infatti, quasi dieci anni) e l’importanza della corporalità umana. Di là dal mondo cimiteriale, un inferno che brucia nelle idee elettroniche sperimentali, saldamente legate ai canoni della coldwave europea. 

Neon che illumina l’artificiosa realtà. La psichedelia s’adagia su un letto di eco e suoni polifonici. Il synth rumoreggia in maniera meccanica fino a graffiare le nostre sinapsi. Un ritmo costantemente ripetuto ci consente di non distogliere l’attenzione dalle parole proliferate come una confessione sacra, Nove minuti di silente euforia. Sun Escape,  il sole fugge al nostro sguardo. Qui la coldwave è preminente, impressa  attraverso un’aurea calda e a tratti fredda, avvolgente e discostante. Il piacere si fa bipolare. Vibrazioni metalliche impreziosiscono il brano più pungente dell’album. 

Nightfall/Daylight, come si può vivere la notte rivolgendo il pensiero alla luce del giorno? Vi è mai capitato di osservare il cielo buio e di pensare a quante ore mancano ancora affinché questo possa ritornare ad essere luminoso? E a quanta differenza possa esserci tra l’immagine oscura della notte e quella di un cielo limpido e azzurro? Sembra di trovarci al cospetto di due tetti diversi, eppure è la stessa cupola d’aria che guardiamo tutti i giorni. La traccia, decisamente claustrofobica, si pone un obiettivo evocativo. Nel richiamare la genesi del giorno e della notte, la band vuole fare riferimento all’importanza della vita e della morte, del successo e del fallimento, dell’appagamento e dell’insoddisfazione terrena.  

Sound Sleeper, il suono di chi dorme, di chi si esprime anche nel sonno. Nelle ore in cui non siamo coscienti e presenti sul pianeta terra, emaniamo richiami e sensazioni attraverso il nostro corpo. Priva di parole cantate o semplicemente recitate, è il brano che chiude l’album. Messo qui a ricordarci che il purismo dell’elettronica non dovrebbe richiedere assolutamente l’utilizzo del canto. Senza parlare, infatti, possiamo esprimere i suoni più significativi e comunicativi, persino mentre dormiamo. 

Efflussi trasmutati di Depeche Mode e Kraftwerk per un album votato a confermare l’imprescindibile genesi dell’elettronica tedesca. Sì, perché non dobbiamo mai dimenticare che proprio in Germania il synth ha affondato le sue radici, modulandosi poi (nel tempo) in variazioni di genere e gusti musicali diversi. 

Solo 25 le foto postate sul profilo Instagram dei Warm Graves. Scatti che oscillano tra l’anacronistica moda dell’abbigliamento da cultori del synth e la difforme fotografia di ambienti interni ed esterni. Uno stile che vuole accontentare sia i nostalgici del genere sia coloro che non ne sono ancora esperti, ma curiosi nel conoscere una realtà sonora tradizionalista e al contempo all’avanguardia.

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