Desert Kosmo – LXVIII
Recensione del disco “LXVIII” (Kosmica Dischi, 2022) dei Desert Kosmo. A cura di Simone Catena.
“LXVIII” è il debutto discografico per il trio italiano Desert Kosmo. Il loro mondo introspettivo affonda le tematiche, verso l’alternative anni ’90, con sprazzi di shoegaze e un tappeto psichedelico d’avanguardia. Nei passaggi intensi delle chitarre il noise incontra una malinconia struggente e che si completa con i testi preziosi di Federico, basati su racconti di vita vissuta e una vibrazione personale, impreziosita dalla ritmica ipnotica. L’album infine viene distribuito dall’etichetta indipendente Kosmica Dischi, con base a Roma.
In questo primo lavoro la band subisce gli effetti della pandemia, creando un rapporto con il mondo esterno e il periodo storico che tutti abbiamo vissuto. Il risultato è un capitolo travolgente, racchiuso in una lettura dei tarocchi e i suoi suggestivi significati che toccano nel profondo e lasciano uno spiraglio importante sul futuro ma senza perdere la speranza.
XVIII La Luna è uno dei primi singoli rilasciati dalla band e fa da apertura sognante a questo disco. Nella struttura troviamo un timbro delicato, dove la linea vocale stupenda si inoltra in un’emozione dolce e melodica. Il timbro sensazionale della chitarra si incastra al vortice sonoro chiudendo il suo cammino su un riverbero ampio. Segue il rituale onirico di Il Matto e un arpeggio accogliente che d’improvviso aziona un tiro vocale ruggente, fino al cambio irregolare nel finale in chiave math-rock. IX L’Eremita invece è un brano audace con un’atmosfera notevole e un ritornello orecchiabile e che ci invita a prendere la vita in modo diverso, senza paure invisibili. La distorsione cresce d’intensità nella parte centrale, lasciando un segnale importante e dissonante. Dopo le note mistiche di Interludio si accendono le luci infinite di XVI La Torre. Uno dei brani migliori di questo disco che con la sua dolcezza magnetica ci accarezza la pelle, il bridge poi si sposa alla perfezione con la distorsione ruvida e il solo di chitarra spaziale.
Prima di chiudere ci soffermiamo su una composizione particolare, carica di armonia e con un groove corposo di basso. XIV La Temperanza avvicina l’ascolto a qualcosa dei Verdena, con quella vena graffiante a tinte blues. Nel testo si percorre un orizzonte nuovo e un ambiente quasi giocoso. XI La Forza è l’atto conclusivo dell’album, che agita gli animi su un percorso orchestrale della chitarra e un timbro rauco della voce, per poi esplodere nella parte finale come una scheggia impazzita, avvolta dal rumore.
Esordio interessante per questa giovane band che mette in risalto una cultura musicale di nicchia, in un’esperienza carismatica da lasciare il segno.




