Yesterday Will Be Great – The Weather Is Fantastic
Recensione del disco “The Wheater Is Fantastic” (Blooms Recordings, 2022) degli Yesterday Will Be Great. A cura di Simone Catena.
Il trio romagnolo Yesterday Will Be Great si mette in mostra con il suo album di debutto “The Weather Is Fantastic” prodotto e distribuito dall’etichetta italiana Blooms Recordings, sotto l’attenta produzione di Nicola Manzan (Bologna Violenta). La band si rivolge verso un mondo distrutto, condizionato dal caos spento e senza luce, in cui il continuo declino dell’essere umano prova a reagire ai colpi subiti, sperando in un futuro diverso per ritrovare la speranza perduta. La scrittura dell’album inizia verso la fine del 2021 con la grande voglia di improvvisare e portare in musica quel percorso distopico che in questi ultimi due anni ha toccato la nostra vita. Il sound è orientato verso un genere strumentale dal timbro post-rock che introduce l’ascolto in un viaggio profondo carico di significato.
Il tempo ripetitivo e corposo di Points apre il disco con una sensazione travolgente e carica di groove: le percussioni innalzano il brano su un tiro magico e sognante, lasciando un punto in sospeso in un racconto tutto da scrivere. Segue il riff potente di Overblues su di un’atmosfera che si tinge di immenso alla scoperta di un emozione perduta, all’interno di un loop temporale distorto e dinamico, un brano ben strutturato che verso il finale lascia lo spazio a una melodia dolce per accarezzare un viso in lacrime e il flanger della chitarra incastra un monologo recitato, dando quel tocco suggestivo alla canzone. Il basso ipnotico di Little Blue Flower, invece, accoglie i pensieri di un viaggiatore che vive la sua vita in solitaria con grande coraggio. L’arpeggio sensibile si accende in una luce soffusa per ritrovare una forza interiore sul mondo esterno.
Una sinfonia magnetica prende vita sulle note angeliche di Trees/Giant, disegnando un arcobaleno di sonorità ruvide a tratti elettroniche. Un’altra traccia interessante, con una buona produzione, che nella parte conclusiva sprigiona un’adrenalina eccellente e orecchiabile. Poi verso la fine danziamo sul tiro ipnotico di The Diamond’s Issue, con un passaggio malinconico che si infrange sul rumore glaciale del sottofondo e una vibrazione notevole. La chiusura dell’album viene affidata a The Moon Song, un brano lungo e sperimentale in cui la mente si sposta su un orizzonte enigmatico, per una fonte d’ispirazione nuova e ricercata.
La band immagina un percorso sensibile e visionario, con una qualità artistica di spessore per un buon esordio discografico e una libera interpretazione tutta da scoprire.




