Dalila Kayros – Animami

Recensione del disco “Animami” (Subsound Records, 2022) di Dalila Kayros. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Dal suo debutto solista “Nuhk” ai Syk (tornati pochi mesi fa con un nuovo album) ho sviluppato un legame con il concetto di musica e la voce di Dalila Kayros, ovviamente di quelli che si instaurano tra ascoltatore e artista, difficili da recidere. È giusto però dire che Kayros non è semplice “artista” o “interprete” delle proprie composizioni, piuttosto va intesa come ricercatrice la cui opera spazia tra spirito, territori reali e quella che per Alan Moore era l’Ideaspazio, dunque pur sempre un territorio ma su un altro piano in cui errabondi si cercano e creano cose che poi si paleseranno nel mondo reale.

La coazione in tal senso con Danilo Casti va intesa quindi come uno spostamento in questo reame ideologico, alla ricerca di storie e luoghi adatti a spaziare il più possibile in situazioni poco esplorate, in cui la luce è un concetto e non rifrazione. Basta dare uno sguardo attento al video di Abyss per capire come l’idea di rituale, la simbologia, il passato e dunque un certo pensiero di tradizione radicata nella terra, quindi concetti che ci riportano inevitabilmente al passato possano legarsi a quella che comunemente intendiamo come “musica del futuro” o quantomeno futuribile. Elettronica, macchine e suoni che si allacciano a voci rituali.

Così un album può passare da estremizzazioni sintetiche senza pulsazione a lente aberrazioni ritmiche che si stagliano su tappeti algidi, momenti di pressante carica violenta alternati a visioni vocali al limite della possessione extracorporea che nascondo un determinato grado di violenza sempre mitigata da melodie ancestrali. Il linguaggio è perno centrale del tutto, quale che esso sia, viene disposto sulla scacchiera dei suoni muovendosi in sequenze sempre differenti ma senza adattarsi, semmai combinandosi come in una soluzione chimica (Buio e Umbra stanno all’apice di questo metodo) che gioca e modifica sensazioni e sentimenti a proprio piacimento, frastagliando e riunendosi di continuo in modo assolutamente non lineare.

Animami” in fin dei conti è un viaggio sulla linea dello spazio e del tempo, non si comporta come qualcosa che possa essere ingabbiato in tre dimensioni, anzi, semmai ne crea ulteriori.

Post Simili