Edda – Illusion
Recensione del disco “Illusion” (Al-Kemi/ Ala Bianca, 2022) di Edda. A cura di Fabio Gallato.
Non si capisce mai se Edda sia serio o ci prenda per il culo, e credo che il cantautore milanese nei suoi dischi sia davvero com’è nella vita reale, con quel fare di chi ne ha passate davvero tante e che scherza con la vita perché ha la forza d’animo di chi se l’è vista sfuggire dalle dita più di qualche volta ma è ancora qua. La polemica, il sarcasmo, l’autoironia, i tre elementi sui cui ha fondato la sua poetica, insomma, sono uno scudo per resistere ad un’esistenza che ti schiaccia e mai nelle sue canzoni sono capitati lì tanto per.
“Illusion” è il suo sesto album solista e, per quanto oggi la sua esistenza sia diversa da quando ha preso il via questa seconda vita, artistica e non solo, è innegabilmente e inconfondibilmente Edda al 100%. Stavolta sceglie di affidarsi alle mani sapienti dell’amico Gianni Maroccolo, uno che – lo sappiamo – tutto quello che tocca diventa oro. È sempre difficile, al primo approccio, stare al passo con l’eterno e intricato flusso di coscienza dell’ex Ritmo Tribale, ma gli arrangiamenti curatissimi – ed è una prima volta – ma essenziali e l’atmosfera in genere più ricercata inducono ad ascolti ripetuti, alla caccia di dettagli ed interpretazioni nuove dei testi, sempre tra l’allucinato e il visionario, che non smettono mai di raccontare con sincerità il suo universo.
Stupisce il modo in cui la voce di Edda si spinga, quasi sempre in controllo, ad esplorare dimensioni e territori nuovi, sfoderando a più riprese anche un falsetto che non ci si aspettava e abbandonando il suo caratteristico biascicato: ci aveva provato invero già con il precedente “Fru Fru”, ma il tutto si perdeva un po’ in una (s)canzonatura forzata dell’universo pop. In “Illusion”, invece, il nostro appare più a fuoco e pur saltando qua e là tra gli stili, la sua poetica essenzialmente punk è coerente e compatta sia quando tocca melodie che farebbero la fortuna di qualsiasi wannabe itpoppers (Alibaba, Brown) sia quando regala ballad da brividi (La croce viva, Mio capitano, Lia – bellissima e toccante) o esperimenti psichedelici di freakantoniana memoria (L’ignoranza, Signorina Buonasera). Paradossalmente, gli episodi meno centrati sono quelli più spiccatamente rock o comunque vicini a quell’immaginario, ovvero Carlo Magno e Brown, che suonano un po’ alieni rispetto alle note oniriche del disco.
Il bello di “Illusion”, oltre a mostrarci un artista ulteriormente rinnovato, è che nella sua evidente progettualità – il vestito che Maroccolo gli cuce addosso è di alta sartoria musicale – non perde quella spontaneità e quella voglia di osare raccontandosi che hanno fatto di Edda quello che è Edda e che oggi, piaccia o non piaccia, incarna insieme a pochi altri in Italia lo spirito di quello che dovrebbe essere il miglior cantautorato.




