EDDA – Messe sporche

Recensione del disco “Messe sporche” (Woodworm/Universal Music Italia, 2025) di EDDA. A cura di Imma I.

A distanza di tre anni dall’album intimista “Illusion”, EDDA, aka Stefano Rampoldi, torna con un lavoro discografico, “Messe sporche”, non preventivato ma che definisce anche lui “un miracolo per tanto bene che è venuto” e tocca dargli ragione a mani basse.

È un disco dalle tinte rock come ormai è difficile ascoltarne, con attacchi incisivi, testi graffianti e note di cuore che ricordano gli anni Novanta. Questa volta la collaborazione è con il maestro Luca Bossi e si percepisce l’impegno profuso e investito per realizzare qualcosa che restasse oltre il consueto consumismo dell’“ascolta e vai oltre”. Questa volta siamo per davvero di fronte a qualcosa che merita l’accezione di alternative rock, due parole che sembrano totalmente superate, ma che invece rispecchiano benissimo l’album che stiamo analizzando. Le tracce sono nove e saranno ascoltabili solo in versione fisica, cd e vinile, mentre in streaming si troveranno solo i due singoli prescelti. Anche questa decisione rispecchia un tempo che non c’è più e ci conduce verso una musica che non è semplicemente “ascolta e fuggi” ma che è “ascolta e soffermati, ricorda”. Scelta totalmente condivisibile.

Ogni canzone racconta una storia con distorsioni, chitarre e voce graffiante che ringhiano al mondo e invitano a riflettere su temi sociali, ma che rappresentano anche ricordi di un tempo che fu, come succede in Family day. Tra nonsense e testi profondi le canzoni si lasciano ascoltare senza indugi, fino ad arrivare ad Ezechiele che è sicuramente la più bella dell’album. Le messe sporche cosa sono? Come ci si ripulisce da quello che ci ha condizionato, educato nel tempo? Non ci sono risposte, la vita ne offre, mentre la musica invita all’evasione e al rifugio in un mondo fantastico, fatto di note e colori, lontano dal mondo reale. Macchia affronta proprio questo tema di discesa nella parte più profonda del sé, “oggi è la fine del mondo voglio stare in fondo a me”, un blues dei pensieri accompagnato da un sax malinconico ma di atmosfera.

“Messe sporche” rimette al centro la musica di valore e d’autore, e l’esperienza di EDDA lo rende un album davvero importante sia per la carriera del cantautore, sia per la storia della nostra arte da ascoltare.

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