Gorillaz – Cracker Island

Recensione del disco “Cracker Island” (Parlophone, 2023) dei Gorillaz. A cura di Silvia Cinti.

La creatività di Damon Albarn è inarrestabile. Il suo talento è rimasto integro tanto da continuare a sfornare idee una dietro l’altra ed alcune si sono rivelate nel tempo davvero buone. È un artista eclettico, la sua fucina è colma di progetti variegati dai Gorillaz ai Blur, passando per i The Good, The Bad & The Queen e ancora i suoi album solisti tanto per citarne uno il toccante “The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows” pubblicato nel 2021. 

Talvolta sono proprio le proposte più bizzarre e accattivanti a tornare in auge e infatti da qualche settimana non si parla d’altro che dei Gorillaz. La band ha pubblicato il 24 febbraio l’ottava fatica in studio intitolata “Cracker Island” a cura di Parlophone Records. Una delle carte vincenti di questo progetto è la parte visual – l’artista visivo Jamie Hewlett è il braccio destro del gruppo – ossia i personaggi dei cartoni animati che presumibilmente compongono la formazione dei Gorillaz.

Nel gergo americano, un ‘cracker’ è una persona bianca pazza”, ha raccontato Albarn. “È un gergo dispregiativo. ‘Cracker Island’ è un posto dove tutti i tratti anglosassoni, che non vorrei incarnare io stesso, escono evidenti” ha concluso il cantante. 

Dieci brani in totale e una ricca schiera di collaboratori tra cui anche Bad Bunny, Tame Impala, Stevie Nicks e Beck. È stata molto interessante la scelta del frontman di confrontarsi per questo nuovo lavoro con artisti disparati. È sicuramente una lezione di abilità ma anche di sensibilità considerando che è un disco in cui traboccano più sfumature. La squadra è sicuramente affiatata ma è ovvio che alcune parentesi funzionino più di altre. I featuring sono più deboli rispetto alle tracce sorrette dal nucleo centrale dei Gorillaz. Ci sono punti luminosi Silent Running e Skinny Ape sono tra le migliori canzoni che Albarn abbia scritto nell’ultimo decennio. Baby Queen e The Tired Influencer offrono due esempi di melodie malinconiche ma riescono a convincere del tutto? Per non parlare dei pezzi Tormenta e Tarantula che risultano piacevoli ma anche facilmente dimenticabili. 

Albarn è riuscito, durante questo percorso, a persuadere grandi star facendo eseguire loro ordini precisi e questo percorso ha condotto ad un album pop valido in cui però alcuni passaggi fanno storcere un po’ il naso. Tirando le somme è sicuramente un’opera discografica snella, intrigante e perché no anche un po’ ambiziosa.

D’altronde il leader dei Blur, oltre ad essere un autore coi fiocchi, è quel tipo di artista capace di attraversare i decenni mantenendo sempre una qualità musicale elevata unita ad una buona dose di curiosità e una passione per la musica che non ha confini. 

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