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Gorillaz – The Mountain

2026 - Kong
alternative / alternative hip hop / elettronica / art pop

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Tracklist

1. The Mountain (feat. Dennis Hopper, Ajay Prasanna, Anoushka Shankar, Amaan Ali Bangash and Ayaan Ali Bangash)
2. The Moon Cave (feat. Asha Puthli, Bobby Womack, Dave Jolicoeur, Jalen Ngonda and Black Thought)
3. The Happy Dictator (feat. Sparks)
4. The Hardest Thing (feat. Tony Allen)
5. Orange County (feat. Bizarrap, Kara Jackson and Anoushka Shankar)
6. The God of Lying (feat. IDLES)
7. The Empty Dream Machine (feat. Black Thought, Johnny Marr and Anoushka Shankar)
8. The Manifesto (feat. Trueno and Proof)
9. The Plastic Guru (feat. Johnny Marr and Anoushka Shankar)
10. Delirium (feat. Mark E. Smith)
11. Damascus (feat. Omar Souleyman and Yasiin Bey)
12. The Shadowy Light (feat. Asha Bhosle, Gruff Rhys, Ajay Prasanna, Amaan Ali Bangash and 13. Ayaan Ali Bangash)
14. Casablanca (feat. Paul Simonon and Johnny Marr)
15. The Sweet Prince (feat. Ajay Prasanna, Johnny Marr and Anoushka Shankar)
16. The Sad God (feat. Black Thought, Ajay Prasanna and Anoushka Shankar)


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Dopo mesi di messaggi criptici via satellite, coordinate GPS che portavano a vette sperdute e il silenzio radio rotto solo da brevi frammenti di vento e nitide chitarre distorte, i Gorillaz sono pronti a presentare questa nuova scalata. Damon Albarn e Jamie Hewlett sembrano aver compiuto un viaggio di ritorno verso l’essenziale, dopo la chiusura trionfale del tour mondiale di “Cracker Island“. Mentre i fan si aspettavano un annuncio immediato per la “Season 2” di Song Machine, i canali social dei Gorillaz sono diventati improvvisamente muti. Nessun post di Murdoc, nessuna diretta di 2D. Solo un’immagine statica di una bussola analogica che puntava verso Nord-Est.

Damon Albarn era stato avvistato in una baita isolata sulle montagne della Sierra Nevada. Le voci parlavano di sessioni di registrazione notturne alimentate solo da generatori a benzina, lontano da qualsiasi connessione internet. L’obiettivo era chiaro: disintossicarsi dal pop sintetico per ritrovare il suono della terra. Nel maggio 2025, il sito ufficiale della band è stato vittima di un “finto attacco hacker” (orchestrato da Hewlett). Per 24 ore, l’unica cosa udibile era il suono del vento d’alta quota interrotto da una voce distorta – probabilmente quella di Russell – che recitava coordinate geografiche. Chi ha seguito quelle indicazioni su Google Earth ha trovato i primi bozzetti dei personaggi: non più vestiti da icone eleganti, ma coperti di poncho pesanti e scarponi rovinati.

Murdoc Niccals, con un video girato in una risoluzione bassissima che sembrava un VHS ritrovato, dichiarava:

Abbiamo smesso di cercare la celebrità sotto le luci della città. Siamo saliti dove l’aria è rarefatta perché solo lì le bugie non hanno ossigeno per bruciare. Il 27 Febbraio capirete.

Si arriva in conclusione al “roadmap” verso l’uscita: niente singoli su Spotify. I brani sono stati trasmessi solo via radio pirata a bassa frequenza in alcune città selezionate (Londra, Tokyo, Reykjavik). In conclusione l’app “The Ascent”, un software che sblocca i testi delle canzoni solo se il telefono rileva un’altitudine superiore ai 500 metri sul livello del mare. Tutto questo ci porta all’uscita di “The Mountain”, sotto la loro etichetta Kong, la vigilia di una pubblicazione e un viaggio spirituale polveroso e profondamente umano, che promette di cambiare per l’ennesima volta le carte in tavola.

Damon Albarn e Jamie Hewlett hanno concepito questo lavoro dopo un lungo soggiorno in India, nato da lutti personali che hanno colpito entrambi i creatori. Il risultato è un album che fonde il dolore con una gioia quasi ultraterrena, ridefinendo ancora una volta cosa significhi essere una “band virtuale” nel 2026. “The Mountain”, a detta loro, viene considerato un “ghost album” perché ha la presenza di voci dall’aldilà. Albarn ha scavato nei suoi archivi per recuperare take inedite di collaboratori storici ormai scomparsi: il regista Dennis Hopper che narra sulla title track tra sitar e bansuri riportando alle atmosfere di “Demon Days“. Il compianto Dennis, con le sue parole, funge da critica sociale e ambientale, simboleggiando l’avidità umana, il colonialismo e lo sfruttamento delle risorse naturali che portano inevitabilmente all’autodistruzione. Oppure come succede ​nella traccia Delirium, che vede il postumo Mark E. Smith (dei The Fall) scontrarsi con un basso funk, creando uno dei momenti più adrenalinici dell’album.

The Mountain” vede numerose collaborazioni, si può citare fin da subito la virtuosa del sitar, Anoushka Shankar. In brani come The Moon Cave, forse il brano più riuscito, è una linea di basso dub che sprofonda in un tappeto di archi indiani, mentre la voce di Jalen Ngonda eleva il pezzo ad un soul celestiale. Da menzionare The Manifesto, dove i Gorillaz tornano alle radici hip hop: i rapper Trueno e Proof (con una strofa leggendaria recuperata dalle sessioni del 2001) creano un ponte temporale tra il passato della band e il futuro del genere. The God of Lying e la inusuale collaborazione con Joe Talbot (IDLES) portando un pezzo tra reggae e elettronica, quasi ubriaca, arricchita con la tabla.

Scendendo da questa montagna immaginaria, ci si sente diversi. Più leggeri, forse un po’ più stanchi, ma sicuramente più consapevoli che, nonostante la tecnologia tenti di mappare ogni centimetro del mondo, esistono ancora territori dello spirito che possono essere esplorati solo attraverso i suoni. I quattro membri della band tornano nell’ombra, ma il sentiero che hanno tracciato rimarrà visibile per molto tempo ancora oggi. I Gorillaz sanno di non essere più un progetto cross-mediale, ma un archivio vivente della cultura globale, un ponte tra il misticismo dell’Oriente e il cinismo dell’Occidente.

In questo caso “The Mountain” è un album denso, a tratti difficile, ma incredibile. Un lavoro sulla trascendenza: l’idea che la morte non sia la fine, ma un nuovo inizio. Albarn riesce a far convivere lingue diverse, tra inglese, hindi, arabo e spagnolo, senza mai risultare pretenzioso. Come il buddismo insegna, è “un’esperienza da ascoltare per intero”, mentre fuori il mondo corre veloce. I Gorillaz sono saliti sulla montagna e, da lassù, la vista è magnifica.

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