BRX!T – Vivere Di Nascosto
Recensione del disco “Vivere di nascosto” (Autoproduzione, 2023) dei BRX!T. A cura di Lucia Tamburello.
“Vivere di nascosto” è il primo potente biglietto da visita dei BRX!T prodotto da Alberto Bianco. Il quartetto rispolvera il rock alternativo italiano e il garage declinandoli in chiave moderna, mescolandoli con gli elementi tipici della new wave post punk. I suoni rimangono grezzi e violenti, ma conservano “pulizia” delle produzioni contemporanee evitando di scivolare nei soliti cliché o in pseudo-cover di band storiche. Il gruppo torinese ha un proprio stile, cosa molto rara tra i gruppi emergenti che spesso necessitano di più uscite per trovare una propria identità.
“Tremo di rabbia e di età”: la frase che si ripete nel ritornello di LVDA sintetizza bene l’essenza dei BRX!T. I loro temi, i suoni e l’attitudine non si rifugiano totalmente in ere passate, ma descrivono con dei testi estremamente diretti il presente. Il loro esordio racconta in maniera naturale e poco costruita alcune delle riflessioni che un ventenne degli anni ’20 del 2000 si trova, volente o nolente, ad affrontare. Dalla superficialità dettata dal mondo esterno commentata nella traccia iniziale, si passa alle storie d’amore centrali in Azulejos e Zena fino ad arrivare alla critica alle politiche immigratorie occidentali con la metafora di Alieni a New York.
Nel disco si alternano pezzi frenetici e pezzi più distesi. Salta l’intro apre il disco con una nuova forma di punk moderno molto originale per poi passare la palla a brani tendenti al pop rock. NO.IA recupera con un testo urlato, “ad elenco”, molto naif accompagnato da suoni che riprendono la carica del primo. Le ultime due tracce, pur mantenendo la linea hardcore che caratterizza “Vivere di nascosto”, si distinguono dalle altre: declamate e più vicine allo spoken ricordano i primi lavori del Management del Dolore Post Operatorio (nel caso di Alieni a New York) e il modo di esporre i concetti di Pietro Berselli (in particolare nell’ultima traccia Resta qui).
I BRX!T fanno ben sperare in una nuova scena alt rock italiana, non totalmente futurista come quella degli anni ‘90, ma che ispirata a quest’ultima potrebbe creare una valida alternativa all’egemonia pop che in questi ultimi anni si è fatta sempre più invadente.




