Live Skull – Party Zero
Recensione del disco “Party Zero” (Bronson Recordings, 2023) dei Live Skull. A cura di Simone Catena.
Il noise rock autentico degli americani Live Skull torna a far parlare di sé con tematiche attuali, delicate e difficili da digerire. In questo bagaglio sospeso che ci soffoca l’anima la band risplende in una stanza rumorosa, un ambiente saturo di spunti personali e naturali. Nati a New York in un periodo storico importante per le avanguardie, il gruppo sconvolge la scena alternative degli anni ’80. Una brusca frenata data dallo scioglimento datato 1990, ritornati nel 2016 e oggi si confermano a pieno con questo nuovo lavoro intitolato “Party Zero”, prodotto per la terza volta dalla label italiana Bronson Recordings. Al suo interno si percepisce un’atmosfera elettrizzante e originale, che rispecchia le origini e offre un capitolo di protesta in questa epoca complicata.
L’apertura potente di Magic Consciousness trasmette un senso di frustrazione, con una rabbia quasi punk rock. Sulla linea vocale si cavalca un’onda rauca che contorce i tempi ed è impreziosita da un testo incisivo, un brano frizzante e ballabile. Segue il vortice oscuro e dinamico di Mad Kingship, in cui il ritmo sensazionale delle percussioni unisce il riverbero magico della chitarra vintage, accogliendo la voce calda che rimbomba nell’aria e descrive una tematica gloriosa infestata da una bugia repressa. Neutralize The Outliers invece suona come un inno vitale e leggero che viaggia su un tiro morbido e energico. Qui le parole aprono un passaggio vibrante e armonico lanciandosi in un ritornello melodico. In Tales Of The Echo Chamber la sensazione è la stessa, quasi al rallentatore e su versi emotivi furiosi. Il riff polveroso di Chords Of Inquiry innesta in questo lavoro un altro tassello fondamentale, con una dose di maturità che si staglia su una batteria forte e audace.
La seconda parte del disco calma di poco gli animi sulle note significative di Flying Bird che si traveste da dolce ballata danzante, per poi passare alla title track Party Zero, una traccia dai forti toni moderni. Prima di chiudere una sensazione diversa si lancia nella frenetica corsa di Inside The Exclusion Zone, uno dei brani migliori del lotto, che richiama alla mente i Gang Of Four in una direzione prettamente post wave. Lo stesso discorso vale per Turn Up the Static, il cui basso attraversa una sfumatura grintosa e racchiude un insieme di echi sinfonici. La fine viene affidata alla malinconia nascosta di Hit So Hard, in cui si affronta un duro viaggio pieno di ostacoli e sorprese.
“Party Zero” è un album fresco e accogliente, ricco di temi feroci per descrivere la realtà in cui viviamo, ma che sa regalare anche un senso di rinascita e di resistenza.




