Dente – Hotel Souvenir

Recensione del disco “Hotel Souvenir” (Inri/Virgin Music Las., 2023) di Dente. A cura di Angela Denise Laudato.

Il nostro cantautore fidentino troverà anche “sexy il fallimento”, ma una cosa è certa: dopo oltre dieci anni di carriera, un libro edito Bompiani (“Favole per bambini molto stanchi”, 2015) e sette album in studio la parola fallimento non è minimamente contemplata. Dente, al secolo Giuseppe Peveri, torna il 7 aprile col nuovo disco “Hotel Souvenir” per INRI/Virgin Music Las, a tre anni di distanza dall’omonimo “Dente”. 

Prodotto da Federico Nardelli e anticipato dai singoli Cambiare idea, La vita fino a qui e Allegria del tempo che passa, il nuovo lavoro di Dente suona sincero, disilluso, ironico e disarmante. Per certi versi molto meno radiofonico rispetto al precedente, ma decisamente più intimo e introspettivo. Il sound è più “sporco” e i tappeti sonori diventano veri e propri protagonisti. Viene confermata anche in questo nuovo progetto discografico l’intensità poetica del suo autore: sonorità inedite danzano tra temi vecchi e nuovi, i quali risultano immediatamente riconoscibili, ma al contempo sorprendenti e inaspettati. Certo, non ci troviamo di fronte al “vecchio Dente” (quanto manca quella sua attitudine da cantautore scapigliato, tenuta fino al 2016 col disco “Canzoni per metà”!); incontriamo piuttosto un uomo che è maturato nel suo percorso artistico e personale e che, senza rinnegare mai sé stesso (cosa assai rara, soprattutto nel panorama musicale!), sperimenta e racconta del tempo che passa, di ricordi, di fallimenti, di colazioni al veleno, di porti senza mare, di notti senza fine. 

Con sfrontata onestà e ironia leggera, Dente ci immerge e ci fa soggiornare in un luogo immaginario ed essenziale, dove scelte passate, presenti e future diventano “istantanee universali”; sì, perché Peveri parla di sé stesso, ma l’eleganza, la leggerezza e la sensibilità con cui lo fa rendono talmente facile immedesimarsi e fare propri quei sentimenti di malinconia, solitudine, consapevolezza, cura appesi alle pareti delle stanze del suo “Hotel Souvenir”. In copertina troviamo un’illustrazione di Andrea Ucini: concettuale, minimale, vintage. Il tratto essenziale delle linee riesce a veicolare idee, parole, sensazioni e la delicata geometria delle figure aggiunge malinconicamente ulteriori dettagli alla storia narrata all’interno del disco. 

“Hotel Souvenir” è composto da 10 tracce, “10 stanze” e un nutrito numero di ospiti: i Post Nebbia, i Selton, Fulminacci, Giorgio Poi, Colapesce, VV (all’anagrafe Viviana Colombo), Ditonellapiaga e Dimartino. In apertura troviamo la nostalgia di Dieci anni fa: “Ma ti ricordi che dieci anni fa / Io non volevo decidere / Io volevo solo vivere / E tu volevi stare lontana dai guai”. Sonorità orecchiabili e leggere accompagnano ricordi passati e fotogrammi di dialoghi presenti, creando una melodia che rimane in testa già dal primo ascolto. E ti ritrovi a canticchiarla per strada, mentre attraversi le strisce pedonali al semaforo. Seguono gli archi e la chitarra acustica di Cambiare Idea: “E non importa se dovrò piangere tanto / Se sarà tutto un altro mondo / E se dovrò cambiare idea / Persino su di me / Persino su di te” – canta Dente sul finale e la sua voce, tra arrangiamenti vivaci decisamente interessanti, sembra consolare con un sussurro le ferite di un cuore infranto (che sia lo stesso Cuore di pietra preziosa (Opale)?). Un brano che racconta di separazione e metamorfosi, ma che non prospetta la rottura come possibilità. La terza traccia del disco, Allegria del tempo che passa, è una ballad marcatamente autobiografica in cui il cantautore confessa in modo onesto “Questa stupida paura di stare bene / È la mia malattia”, accompagnato dal coro dei Selton. Nella sua riflessione dolceamara circa lo scorrere delle lancette Dente riesce a raccontare l’allegria in modo malinconico, la disillusione dei mutamenti: “Oh allegria allegria del tempo che passa / Ma dove va a finire il tempo che passa?”.

I toni cambiano radicalmente e ci troviamo catapultati in Discoteca solitudine. Sonorità disco tanto inaspettate quanto sorprendenti abbracciano un testo ironico e scanzonato, come da sempre ci ha abituati Dente: “Sali da me a vedere la mia solitudine / A vedere la mia solitudine / Non mi innamoro più ti giuro”. Confermano il tratto ironico anche le successive Un anno da dimenticare e Presidente. Quest’ultima abbandona la tematica amorosa per affacciarsi su quella sociale. Una vera e propria invettiva politica, camuffata da una divertente campagna elettorale: “Quando sarò presidente / Sarà vietato solamente / Quello che non si fa”

Ritorna l’introspezione e si prosegue col trionfante violino de  La vita fino a qui e la graffiante voce di Carlo Corbellini dei Post Nebbia. Ritorna anche il tema della solitudine, delicata e immobile proprio come le nuvole di un cielo di marzo: “Ma cosa c’è cosa c’è che non va / Cosa c’è di diverso da vent’anni fa / È la stessa solitudine / Le stesse nuvole / Che non si muovono mai”. Ne L’Abbraccio della Venere, invece, gli strumenti creano una nostalgica e spigliata sinfonia d’altri tempi, che inevitabilmente fa sbocciare ad ogni ascolto un sorriso che sa di amarcord: “Per un’ora da sola non so cosa darei / Io per un’ora con te so che cosa farei”. La spensierata Il mondo con gli occhi si snoda in una sarcastica risposta all’orgia featuring del mondo trap. Fulminacci, Giorgio Poi, Colapesce, VV, Ditonellapiaga, Dimartino giocano con Dente nel brano, in un susseguirsi di rime e voci rotolanti. La traccia in chiusura sfida le leggi della crononautica. Quanti di noi si sono chiesti almeno una volta come sarebbe incontrare il sé stesso passato (se solo fosse possibile!)? E quanti hanno immaginato che consigli e quali raccomandazioni lasciargli? Dente lo ha fatto in musica. Un viaggio nel tempo è un finale sofferto, una lunga lettera che suona quasi come una ninna nanna: “E nessuno ti porterà mai via il cuore / Anche se penserai di sì / Alla fine sarà sempre lì” – canta Dente con un filo di voce – “Dai alzati dal letto e vai a scuola / E scordati di me / Scordati di me”.

“Hotel Souvenir” è un luogo immaginario pieno di stanze, alle cui pareti sono appesi ricordi sbiaditi, immagini dal futuro e specchi deformanti in cui riflettersi. E forse anche perdersi. Come un vento leggero la voce di Dente disegna le forme dei suoi sentimenti più profondi e veri. E noi non possiamo far altro che osservarne i tratti e seguire il suo consiglio: accettare la malinconia e tenercela ben stretta, perché “La tua vita non sarà poi così male come pensi / Basta che ci credi almeno un po’”. Il segreto sarà vivere i rintocchi di un orologio a pendolo e tutti i cambiamenti col sorriso e (ancora di più) con ironia.

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