Morningviews – La Sindrome Dell’Età Dell’Oro

Recensione del disco “La Sindrome Dell’Età Dell’Oro” (Space Introverts Records, 2023) dei Morningviews. A cura di Simone Catena.

I Morningviews sono un progetto post hardcore italiano nato a Castiglione del Lago (Perugia) nel 2016. Il loro sound avvicina sonorità post rock ad accenni di noise-core, soprattutto nelle linee vocali del cantante Roberto, che in un vortice estremo di screamo e melodie notevoli, si incastra in ritmiche di impatto a definire un percorso musicale importante e affascinante.

Nel primo lavoro in studio, “You Are Not The Places You Live In” del 2019, si gettavano basi solide e personali che mettevano in risalto le qualità della band, soprattutto in chiave live. Con questa nuova fatica dal titolo “La sindrome dell’età dell’oro” il gruppo respira un’aria diversa e ipnotica, a partire dai nuovi testi in italiano, che danno una chiave più espressiva ai brani, che fanno inoltre ricorso a nuove tematiche shoegaze.

La potente apertura di Te, in qualche modo si avvia con un vortice tagliente e furioso della voce, che balza sulle distorsioni e sul gioco martellante delle percussioni. Un inizio con il botto che urla all’infinito una tematica nauseante e caotica. Segue il timbro massiccio di Sofia, una canzone rocciosa che unisce melodie chitarristiche più malinconiche ad un testo deciso e travolgente. Vicolo dell’arco è invece un brano dall’inizio leggero, con l’arpeggio che culla dolcemente una storia di ricordi perduti, prima di esplodere con decisione verso un tappeto oscuro dove i riff estenuanti si prendono tutta l’emozione del brano.

Niente paura, Hokusai è un brano caratterizzato da un tempo polveroso fuori dagli schemi in cui la voce in sottofondo si fa strada in una melodia più morbida e ricca di significato. Lo stesso tema lo troviamo nella seguente Così confuso da colpirsi da solo, il cui basso macchinoso parte alla scoperta di un mondo confuso e dissonante, collegandosi poi al breve intermezzo strumentale di C’era una volta, un monologo recitato. Un’energia disarmante ritorna sulle note di L’età dell’oro, con una prima parte pesante che poi muta forma con una sfumatura più lenta e un bridge graffiante. Prima della fine ci soffermiamo su un’altra bella composizione, Sirene, una canzone che danza in un limbo post-hardcore eccellente e il cui ultimo respiro suona come una tregua. Chiudiamo con l’ultimo intermezzo rumoroso del disco, Dentro alle storie che non ho vissuto, un autentico e trionfante finale che conclude nel migliore dei modi questo disco.

I Morningviews in questi anni hanno lavorato nel silenzio, subendo diverse ferite sulla loro pelle. Con questo disco viaggiano a una velocità assurda, unendo rabbia e amore in una produzione di rilievo.

Post Simili