Youth Lagoon – Heaven Is A Junkyard

Recensione del disco “Heaven Is A Junkyard” (Fat Possum, 2023) di Youth Lagoon. A cura di Simone Catena.

Il musicista statunitense Trevor Powers, in arte Youth Lagoon, dopo una lunga ed estenuante pausa di quattro anni, dovuta anche al doloroso periodo della pandemia, torna sulle scene con un nuovo malinconico disco intitolato “Heaven Is A Junkyard”, prodotto dall’etichetta americana Fat Possum Records. L’album è un capitolo emotivo e riflessivo che, a piccoli passi, cattura le sensazioni personali dell’artista che immagina un ritratto limpido e naturale alla ricerca del proprio posto in una terra verde, facendosi strada nell’inferno attuale. Un lavoro affascinante e accogliente, che descrive a pieno il momento difficile del musicista, sintomo di una rinascita credibile e familiare.

Il pianoforte soffuso di Rabbit accoglie la voce intensa di Trevor con una sensazione triste e amorevole che racconta di ricordi perduti e si unisce al timbro dolce e riverberato della batteria. Segue il tappeto incantevole e vibrante di Idaho Alien, una cantilena raggiante e ben strutturata, con un’inclinazione classica e stravagante delle corde vocali ad amalgamare nel ritornello il pianoforte sinfonico a un coro angelico. Una canzone stupenda che riconcilia un momento di dolore. Prizefighter invece si sposta su un’atmosfera lineare e danzante, con quel tocco di dream pop riflessivo e un bridge commerciale, è un brano che esprime un’armonia innocente e cerca di ricucire un rapporto lontano. Il tiro drammatico di The Sling dà il via ad una ballata struggente e dalla trama inquietante, un punto di vista impresso su una linea malinconica da brividi che si immerge nel finale in un’emozione spettrale. Lux Radio Theatre e Deep Red Sea proseguono il cammino con un adattamento commovente, invitando il sintetizzatore armonico a farsi strada in una potente sfumatura d’altri tempi che crea un’ambientazione moderna che fa agitare grazie all’accenno ballabile della voce.

La batteria corposa di Trapeze Artist conclude un passaggio orecchiabile e una godibile struttura che gira intorno alla poesia originale di Trevor, lasciando una preghiera di fratellanza. Prima di chiudere ci lasciamo cullare da uno dei brani più riusciti, ossia Mercury, una composizione eccellente che esplode di luce preziosa nel loop lunare della drum-machine. Qui il falsetto vibrato crea un sentimento leggero e offre al mondo un’opera appassionante. Ancora una manciata di idee magiche in Little Devil From The Country, che si evolve in un pop vivace prima di arrivare al finale affidato a Helicopter Toy, che fonde sinfonie oscure in una relazione luminosa e si arresta in una delicata carezza.

Heaven Is A Junkyard” è un disco morbido e sperimentale, un vortice di parole equilibrate e spirituali che toccano nel profondo.

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