Legss – Fester

Recensione dell’EP “Fester” (The state 51 Conspiracy, 2023) dei Legss. A cura di Federica Finocchi.

I Legss sono un quartetto del sud di Londra con all’attivo alcuni EP e singoli decisamente interessanti, che rendono il conflitto con la capitale e con la società più euforico e meno nauseante di come farebbe qualunque altro non addetto ai lavori (“Hyde Park Coroner”, “Doomswayers”). Mai di un unico genere, sempre variegati e pronti a sperimentare nell’universo alternativo del rock. E infatti ecco qui il nuovo lavoro Fester, l’EP che potremmo chiamare come punto di svolta. Un lavoro sicuramente più intimo e più impegnativo dei precedenti. Diverso. 

Si apre con andamento etereo e malinconico il nuovo EP dei Legss, che incede tra piano e chitarre senza proferire parola e che riesce a creare sin dai primi due minuti un’atmosfera rarefatta e sublime. E subito arriva come una doccia gelida il contrasto, con il primo singolo estratto The Landlord. Spoken word e canti disperati, quasi nevrotici, per il frontman Ned Green che sul finale non fa altro che gridare “Hey I’m taking a break”, probabilmente dalla realtà circostante a dir poco esasperante. Per tutti i 4 minuti e 31 secondi sembra di essere sulle montagne russe, tra chitarre abrasive che non si risparmiano e momenti puramente confessionali e personali. Segue il secondo singolo estratto Fester che è uno di quei passaggi in cui l’influenza di band come gli Slint risulta lampante e convincente. Ed è l’esempio più chiaro per definire questo EP come un’evoluzione nella carriera dei Legss, evoluzione catartica e che sospende il fiato per qualche secondo. Di fronte all’ennesima prova della voce di Ned Green, che comunica molto più di quanto ci aspetteremmo e di quanto forse vorremmo, non possiamo che lasciarci trasportare dalla storia che racconta, cullata da suoni a volte più dolci e a volte più noise, che danno origine ad una vera e propria esplosione di emozioni.

Ed è con un’elegante e accattivante riff di basso che si apre la seconda parte dell’EP, cioè con Sister, Brother. Linea di basso che domina l’intero pezzo per poi terminare bruscamente e lasciare spazio alle ormai battute finali. Daddy There’s Sand In The Sandwiches riecheggia tra i ricordi più bui e quelli più nostalgici, e lo fa attraversando sonorità art rock con voci calme e quasi sbiadite, che preparano il terreno per l’ultima traccia Atlantic Road, che assume la forma di una poesia recitata dal frontman, profonda e sentita, accompagnata di nuovo dal piano. Pianoforte che torna a far visita com’è stato nell’intro, ma mentre all’inizio era il protagonista assoluto, qui viaggia sullo stesso piano delle parole sussurrate da Ned Green. “I tell the dog by the recreation ground that it could do with a martini and that if it passes that ball to me once more, I will extricate it of all its air when everyone’s watching”>”Dico al cane vicino al parcogiochi che gli basterebbe un martini e che se mi passa ancora una volta quella palla, lo districherò da tutta la sua aria mentre tutti stanno guardando”.

Se questo ennesimo EP aprirà la strada ad un intero album noi non lo sappiamo, ma di certo i Legss sono una realtà da continuare a sorvegliare. 

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