Lo Stato Sociale – Stupido Sexy Futuro

Recensione del disco “Stupido Sexy Futuro” (Garrincha Dischi, 2023) de Lo Stato Sociale. A cura di Gianmaria Tononi.

Sono stati l’emblema della musica indie prima che diventasse la base per il successo di una generazione intera, hanno preso strade più o meno apprezzate e tornano ora con un passo indietro (voluto e calibrato), a partire dal rimando del titolo “Stupido Sexy Futuro“.

Ci sono tante cose da dire su questi nuovi 40 minuti de Lo Stato Sociale, anticipati dal singolo con Vasco Brondi che ripercorre la loro strada fin qui e fa chiarezza come ci si possa pentire anche di ciò che dall’esterno sembri una scelta tanto invidiabile da essere quasi obbligata: i tre pezzi di apertura ci ricordano chi sono ed erano, puntano la luce su una società che è cambiata come lo siamo tutti, senza che sia migliorata granché dai loro esordi, ma lo fanno con una goliardia che sembra poter alleggerire alcuni messaggi al punto da non farli notare al primo ascolto, lasciandogli la forza di colpire con calma più avanti.

Dopo essersi garantiti una partenza che riesce a richiamare l’attenzione dei loro fan legati alla prima fama si assicurano anche di aver fatto dei passi avanti nella direzione giusta con Pompa il debito che (nello stile di Max Collini) colpisce a fondo tutti senza tanti giri di parole con una critica che sembra limitarsi a chi il debito lo pompa dall’alto, ma che non tralascia chi questa spinta la segue senza farsi domande.

Due pezzi sono particolarmente toccanti, perfetti nel loro essere in grado di inserirsi in un lavoro complessivo in cui forse non ce li saremmo aspettati, il quasi giro di boa Per farti ridere di me e la chiusura Filastrocca per un disco. Non che avessero da dimostrarci la necessità poetica dei loro testi, ma fa bene ricordarci che quando affrontano le cose con i ritornelli orecchiabili e gli slogan alla mano lo fanno per scelta loro, né beneficio nostro né incapacità di fare altrimenti.

Tante le dita puntate verso la facilità di voler fare quel mezzo passo indietro, il ritorno all’indie di una volta che tanti di noi non hanno mai smesso di considerare la loro epoca d’oro, ma qui c’è da fermarsi un attimo per un’analisi più profonda, che va al di là della nostra prima percezione.

Tutti a chiedersi da subito se questo disco sia effettivamente un progresso nella maturazione del progetto bolognese senza pensare che forse la maturità è proprio la capacità di capire che gli step che ci hanno dato come scontati, migliori e imprescindibili per la crescita personale possono anche farci schifo. 

Post Simili