Angelo De Augustine – Toil and Trouble
Recensione del disco “Toil and Touble” (Asthmatic Kitty, 2023) di Angelo De Augustine. A cura di Angela Denise Laudato.
Il ritorno di Angelo De Augustine prende forma nel suo quarto album in studio, “Toil and Trouble”. Una stanza psichica, a metà strada tra un sogno febbrile e una fiaba, accompagnata da note dettagliate, avvolgenti e introspettive. A popolare questa stanza, personaggi fantastici e mitici come Peter Pan, Miss Havisham, Christopher Robin, solo per citarne alcuni.
Angelo ha impiegato ben tre anni di lavoro per scrivere il nuovo disco e il risultato è un qualcosa di ammaliante, singolare, visionario. Sono stati usati ben ventisette strumenti diversi (tra cui anche uno xilofono di vetro!) per dar voce a suo processo creativo e sperimentale: sensazioni ultraterrene e visioni soprannaturali si rincorrono nella profonda emotività di “Toil and Trouble”.
Ognuna delle dodici tracce incarna purezza espressiva, grazia ed eleganza. “Per me scrivere canzoni è sempre stato qualcosa che dovevo fare, e anche se non capisco perché, mi fido completamente di quella sensazione”, dice De Augustine, abbandonandosi completamente ai suoi istinti e producendo una dozzina di canzoni indelebili che riescono a trasportare l’ascoltatore in un viaggio fantastico ai confini della realtà.
L’album si apre col tacito dolore di Home Town e col suo basso spettrale, che sembra quasi soffocare il suono cristallino della chitarra. Brano disperato e onirico al tempo stesso, nasce dalla riflessione di De Augustine per una tragica sparatoria di massa avvenuta nei pressi di casa sua: “Se qualcosa del genere può accadere in questa piccola città, allora nessun posto era sicuro”– riflette – “e quella sensazione di non essere al sicuro da nessuna parte è ciò che mi ha portato a iniziare a pensare a molti temi di questo disco”. La traccia successiva The Ballad of Betty and Barney Hill trae ispirazione, inece, dal racconto di una coppia rurale del New Hampshire, la quale affermava di essere stata rapita dagli alieni nei primi anni ’60. Il brano si sviluppa in trame soprannaturali ottenute attraverso registrazioni deformate di rumori ambientali come automobili, rane e teiere, e il Sintetizzatore DG-1 Stepp Guitar, inventato negli anni ’80 dal britannico Stephen Randall.
Memory Palace, terza traccia del disco, intreccia lussureggianti Mellotron e percussioni delicatamente stratificate, dando la percezione di udire tintinnii di campanelli. Sulla stessa scia luminosa, la title track che chiude il disco e fa emergere tutta la magia del regno fantastico dipinta in copertina dall’artista ghanese Daniel Anum Jasper, raffigurante un calderone antropomorfizzato dagli occhi esaltati, circondato da provette e libri di incantesimi e papaveri in fiore.
La quarta traccia Healing Water ti fa immergere nell’atmosfera rarefatta di un fiume che scorre, coi suoi gorgoglii ad indicare i passi da compiere verso la guarigione, come suggerisce il titolo. La capacità di Angelo di articolare le proprie emozioni in ogni sussurro e melodia è particolarmente evidente nel brano centrale del disco I Don’t Want to Live, I Don’t Want to Die, il quale ricorda certe canzoni di Carrie & Lowell di Sufjan Stevens. Another Universe suona di un delicato indie folk, mentre Song of the Siren è una meravigliosa ninnananna sugli amanti lontani.
“Toil and Trouble” è un album che cerca di indagare la verità sulla fragilità umana e sugli ostacoli verso la felicità, con i piedi, tuttavia, ben incollati in terreni extraterrestri. Angelo De Augustine ha dato prova anche stavolta del suo talento e della sua sensibilità, tanto da collocare la sua ultima pubblicazione tra le opere più personali e determinanti della sua carriera.




