An Autumn For Crippled Children – Closure

Recensione del disco “Closure” (Prosthetic Records, 2023) degli An Autumn For Crippled Children. A cura di Fabio Gallato.

Con dieci album in poco più di dieci anni era prevedibile che prima o poi per gli An Autumn For Crippled Children i nodi sarebbero venuti al pettine. Va detto da principio che in tutto questo tempo la qualità della produzione musicale del misterioso trio olandese si è sempre tenuta su di un livello più che soddisfacente, facendo registrare per altro dei picchi che sono già autentici punti fermi della scena blackgaze tutta. Sono mancate però alla lunga delle variazioni sul tema, delle deviazioni dalla strada maestra, dei piccoli scostamenti da un bilancio che con il passare delle stagioni si è fatto rassicurante ma troppo intuibile.

Il nuovo “Closure“, che esce a poco più di dodici mesi da “As The Morning Dawns We Close Our Eyes“, presta il fianco a quella stanchezza che sopraggiunge quando, anche nelle relazioni più solide, le cose procedono senza intoppi ma pure senza sussulti. Agli Autumn For Crippled Children non si chiedono salti nel buio o voli iperuranici, e d’altronde la cifra stilistica della band originaria della Frisia è così solida e riconoscibile proprio per la ripetizione in alta fedeltà dei suoi elementi fondanti: utilizzo magistrale della melodia, post-punk e shoegaze straziati da uno screaming lancinante, angoscia e malinconia a colorare i brani con tinte gelide e pungenti.

Con questo secondo capitolo firmato dalla prestigiosa Prosthetic Records, appaiono per altro pure ispirati nel padroneggiare un sound che in certi frangenti suona anche più fresco che in passato e funziona per bene in ogni suo episodio. Ma il tutto suona come un episodio didascalico, facilmente intercambiabile con uno qualsiasi degli altri capitoli di una discografia che forse, giunti a questo punto, meriterebbe di prendere una traiettoria diversa. Troppo poco i ritmi rallentati, quasi slowcore, di I See You…but Never Clearly, l’arrangiamento classicheggiante di As the Void, i suoni alieni di Unable To Feel You o le ritmiche serrate e vivaci di For Tomorrow: il resto è una serie di brani belli e funzionali che però si attorcigliano su se stessi.

Forse non è ancora il momento di mettere in dubbio il cuore degli An Autumn For Crippled Children, che ancora sanno regalare momenti di devastazione motiva come pochi altri. La sensazione è però che questo cuore piano piano si stia spegnendo.