OOMPH! – Richter und Henker

Recensione del disco “Richter und Henker” (Napalm Records, 2023) degli OOMPH!. A cura di Sara Fontana.

A distanza di quattro anni tornano gli OOMPH!, che ci avevano lasciati nel 2019 con “Ritual” sempre su Napalm Records. Stavolta portano con sé una novità importantissima: dopo trenta anni lo storico cofondatore della band Dero Goi cede lo scettro della voce a Der Schulz, e noi sappiamo bene che quando in una band cambia un membro non è più la stessa cosa e si deve fare una scelta accurata, poiché potrebbe partire un massacro da parte di fan e critica dal quale è difficile uscire vivi, soprattutto nell’era dei social media e della diffusione istantanea di notizie e gossip. L’eco del tonfo di eventuali cadute oggigiorno è sempre troppo reverberato, infinito e soffocante.

Tuttavia, è interessante notare che la decisione degli OOMPH! è stata accolta positivamente dai loro seguaci, come hanno dichiarato in una recente intervista. Personalmente, credo che con Der Schulz abbiano finalmente trovato ciò che forse gli mancava per raggiungere livelli di successo più elevati. Fosse uscito nel 1997 questo “Richter und Henker“, chissà! Ma va bene così: gli OOMPH! sono stati sempre una band ispiratrice, e l’avanguardia non è sempre premiata immediatamente. La pazienza, però, spesso lo è, almeno ci piace pensarlo.

Ammetto che mi dispiaccia un po’ per il cambio di cantante, a Dero Goi ero affezionata. La sua interpretazione aveva un lato perverso e maligno, per certi versi diversa dall’attuale cantante, che ha una voce più sporca, a volte trattata con effetti vocali, tanto da sembrare una sorta di “angelo oscuro”. Questo non è certo un difetto, ma richiede un po’ di adattamento. Rimangono comunque importanti e incisivi gli apporti dei membri storici della band, Cr4p e Flux, con le loro chitarre dal sapore punk-militare, che sono diventate una caratteristica distintiva del gruppo. Questi si integrano perfettamente con le ritmiche industriali del basso e della batteria e le armonie techno-glaciali dei sintetizzatori. “Richter und Henker” sembra davvero una sala operatoria dei suoni, un luogo dove la musica si fonde, si confonde e si sperimenta, diventando più accessibile per tutti.

nonostante la lingua cantata è facile cantilenare il motivo dei brani come di solito capita con l’inglese a dimostrazione che “in English is better” è solo nella nostra testa o meglio in quella di alcuni.

In alcune parti, il lavoro potrebbe sembrare un po’ risentito per gli amanti del genere, ma non c’è nulla di cui preoccuparsi, perché questo album suona davvero bene e offre tutto ciò che ci si aspetta da un disco, anche al di là del pop. Nonostante il cantato in tedesco, ci si ritrova a canticchiare il motivo dei brani, come di solito capita con l’inglese, a dimostrazione del fatto che “english is better” è solo un pregiudizio. Il nichilismo romantico che in un brano come Wo Die Angst Gewinnt mi fa venire la pelle d’oca dall’emozione. Molto interessante è anche l’approccio industrial con influenze dance di Wut che, non a caso, vede la collaborazione di Joachim Witt.

Ben pensata anche la scelta dei singoli: Richter und Henker, che mescola atmosfere gotiche con un tocco di arena rock leggermente lo-fi e molto sensuale grazie alla voce di Der Schulz, e Wem Die Stunde Schlägt, che apre l’album con vigore e fa venir voglia di pogare o almeno saltare.

Che altro aggiungere? Se amate la musica gotica con quella certa dose di industrial tipica della Neue Deutsche Härte io non ci penserei due volte ad acquistare “Richter und Henker”, che tra l’altro ha pure un bel packaging. Sconsigliato invece a chi si aspetta altro. 

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