Kryk – Крик

Recensione del disco “Kryk” (Abart Corruption, 2024) dei Kryk. A cura di Sara Fontana.

Urla di rabbia arrivano alle mie orecchie tramite la voce di Aleks, cantante dei berlinesi Kryk.

Nonostante i suoni acuti e gelidi “К​р​и​к” è un album caldo, potente e pieno di trasporto che trascina le mie grida interiori fino al Sole, mischiandole alle lacrime ed il sudore, all’impotenza che mi sento addosso di fronte a questo mondo ingiusto che continua a schiacciare chi non riesce a stare al passo. Dopotutto, è proprio l’intenzione di “К​р​и​к” parlare della “spietata marcia in avanti della natura, della storia e del tempo, solo per sputarla fuori sotto forma di riff furiosi, ritmi duri e implacabili che scandiscono quello dell’auto annientamento, urla di rabbia furiose per l’assurdità di tutto ciò e armonie di chitarra che affilano la lama della ghigliottina in attesa dei ricchi e dei potenti”.

L’album dei Kryk impone un ritmo pieno che si alterna ai soli algidi delle chitarre di Marco, che spesso si espandono al noise aggrappandosi e danzando con le ritmiche oscure di Nils (chitarra ritmica). La voce di Aleks è forte e colpisce al cuore con la bassa tonalità strozzata che personalmente mi è molto piaciuta (per dirla in termini elementari).

Il basso di Valeria è invece ciò che si muove in maniera differente all’interno di questa band fatta di anime e di nazionalità miste, e a volte lo fa con la complicità della batteria di Fynn, creando linee melodiche rock’n’roll, punk e momenti scanzonati all’interno di una situazione drammatica.

I Kryk si muovono come dei mercenari della musica, ognuno col suo ruolo e “К​р​и​к” è un album preciso, dosato musicalmente nonostante l’esplosiva acredine che lo permea, un lavoro assillante negli intenti e martellante fino allo sfinimento.

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