Matana Roberts – Coin Coin Chapter Five: In The Garden…

Recensione del disco “Coin Coin Chapter Five: In The Garden…” (Constellation Records, 2023) di Matana Roberts. A cura di Maria Balsamo.

Una stirpe da ricomporre per una storia da tramandare. La temuta dissolvenza dell’identità etnica africana è al centro del nuovo album della jazzista statunitense Matana Roberts. “Coin Coin Chapter Five: In The Garden…”, prodotto dalla Constellation Records, è il quinto capitolo del progetto discografico “Coin Coin” che, attraverso più album, esplora ed esplorerà la genesi della presenza culturale degli africani in America. La carriera musicale di Matana inizia col far parte della Association for the Advancement of Creative Musicians. Successivamente la Roberts incide due album nel trio Sticks and Stones, insieme al bassista Josh Abrams e al batterista Chad Taylor. In seguito decide di dedicarsi alla carriera solista, collaborando nel frattempo con molti altri artisti, fra cui Godspeed You! Black Emperor, Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra e Tortoise. Nella discografia da solista di Matana ci sono dieci produzioni tra le quali la prima, “Lines for Lacy“, è una coraggiosa autoproduzione. 

Sassofonista e compositrice, jazzista originaria di Chicago, si definisce una mixed media sound artist dalle caratteristiche multidisciplinari che non ha tempo per le cose negative. A questo ultimo disco hanno partecipato: il sassofonista Darius Jones, il violinista Mazz Swift, i clarinettisti Stuart Bogie e Matt Lavelle, il pianista Cory Smythe, il vocalist Gitanjali Jain, il percussionista Ryan Sawyer. La produzione è stata invece affidata a Kyp Malone (Tv On The Radio). 

We Said è un brano di apertura dai toni altamente apotropaici. Il valore dell’identità di genere è definito sin dalle prime note di questo album. L’attaccamento ai valori si lascia trascinare però dal culto del male e dalla volontà di allontanarlo dal proprio sentiero. Fiati, drums e trilli si sovrappongono al chiaro vox populi, mentre un fiume di parole femminili personifica la cronistoria parlata di una genesi sociale. 

Different Rings è immersa in un’elegante suite di sassofono e piano. Distorsioni uditive spezzano l’ascolto al centro del brano. For They Do Not Know: la narrante voce femminile si lascia accarezzare da un’intro altamente sperimentale. Un vortice di free blend jazz e novella parlata avvolge la track. Nel mezzo il sassofono entra ad addolcire la voce di donna altisonante. A Caged Dance è una track eccessivamente introspettiva. Solitaria, buia e melensa, è configurata attraverso una sequenza di solo del sassofono che a tratti sembra assumere delle forme umane fino a graffiarci la pelle.  

La saga di “Coin Coin” (iniziata circa dodici anni fa) giunge quindi al suo quinto capitolo (dopo quattro anni di distanza dalla pubblicazione del quarto album della collezione). Dopo aver ascoltato “Coin Coin Chapter One: Gens de couleur libres“, “Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile, Coin “Coin Chapter Three: River Run Thee Always e Coin Coin Chapter four: Menphis, il quinto pezzo del mosaico etnico ideato da Matana Roberts ci appare come la chiave di lettura (nel mezzo) di un enigmatico rompicapo che prevede in tutto dodici edizioni. Al centro della storia stavolta c’è una vera protagonista. Una donna, antenata della Roberts che, secondo una sua dichiarazione, avrebbe perso la vita a causa di un aborto illegale. 

Fotogrammi di sguardi intensi in bianco e nero sono i protagonisti della cover di questo album della verità. Pezzi di vita e di storie passate che si appoggiano su fondamenta incerte. Il jazz sperimentale di Matana Roberts è una voce narrante di fatti e storie del tutto verosimili. Battaglie per i diritti umani, lotte per la sopravvivenza di genere, tragici episodi di un passato xenofobo sono i temi principali della sua musica impegnata.

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