Courtney Barnett – End Of The Day
Recensione del disco “End Of The Day” (Milk! Records / Mom + Pop Music, 2023) di Courtney Barnett. A cura di Raffaele Giuria.
Il nuovo disco di Courtney Barnett non è il nuovo disco di Courtney Barnett, come ho pensato, alzando la mano e saltando per farmi notare, nel momento in cui si prospettava una recensione in arrivo (…novellino).
La colonna sonora del documentario biografico “Anonymous Club”, portata a due anni di distanza su album, è il nuovo disco di Courtney Barnett. Un flusso senza canzoni, contornato da un bordone di singola nota, con la sua chitarra e pochi altri suoni sintetizzati a riempire vuoti, per quanto vuoto possa sembrare comunque il risultato finale di questa uscita discografica, impossibile da disgiungere dal suo progetto più grande, l’”Anonymous Club” di cui sopra, girato in 16 mm, prodotto nel 2021 e ancora introvabile in Italia sulle piattaforme. Se vuoi vederlo – e la visione del film è particolarmente consigliata – devi fare in un altro modo, qui da noi, oppure comprare il DVD di importazione sul sito di Film Art Media, che l’ha distribuito. “End Of The Day”, questo disco, ossia la colonna sonora, è invece reperibile ovunque… che stranezza, in fondo, no?
La storia nasce nel 2018 da una richiesta, quella del filmmaker Danny Cohen, regista di molti video musicali della Barnett, di poterla seguire in tour e non solo, per tre anni, e di portare con sé un dittafono analogico al quale affidare pensieri e stati d’animo e riflessioni. La fatica di un tour in arrivo (quello di “Tell Me How You Really Feel”, 2018), che un po’ vuoi fare e un po’ no, perché un po’ ti sei persa e un po’ hai smesso di vederti, nei tuoi doveri da artista; una splendida desolazione, la ricerca del silenzio e poi annaffiare le piante con la faccia stropicciata, bere il caffè dalla tazza regalata a un concerto da una fan, con una matita in mano e scrivere, da una stanza d’albergo o da casa tua, col sole fuori, pensando che magari, forse, dopo tanto tempo in cui sei stata fuori fuoco, un po’ nel fuoco ci sei, ora. Un po’ ti sei ritrovata.
Non ci sono canzoni in “End Of The Day”, si diceva, per quanto i titoli dei brevi brani siano invece tanti, bensì un flusso dichiaratamente improvvisato durante la visione del montaggio finale di Anonymous Club nel 2021, dalla stessa Barnett, che arpeggia, picchietta e scivola su un’elettrica lontana da melodie, e da Stella Mozgawa, amica e batterista dei Warpaint, accreditata come autrice di ogni brano, che sta al sintetizzatore.
Questi frammenti, poi, sono stati mixati e di fatto uniti fra loro in un’unica, lunga, nenia indie, una seduta di mindfulness in un qui e in un ora di malinconie, stando lontani, come l’artista sa essere, dai rumori forti dello showbusiness, lontani da influencer, lontani da frasi fatte marketing e social media (in un’ora e mezza di quotidianità, sintesi di tre anni di vita in un film, non la vediamo mai con uno smartphone in mano), cercando un po’ di verità fuori moda, provando quella solitudine e allenandola come un muscolo, standoci dentro, ingoiandola, disegnandola allo specchio. Quello specchio che riflette te. Qui. Ora.
Qualche parola al dittafono analogico, di un pomeriggio di consapevole nitidezza:
As someone once told me, my albums won’t be with me on my deathbed holding my hand. This film will not be with us as we lie dying. But I like to think in the bigger scheme of things, it will live on and… help other people or inspire other people or create some sort of conversation… for some purpose. I think I’ve figured out that my eternal goal is…to empower people who need empowering. To communicate ideas and stories and emotions. To give someone in the audience the energy or the power… .to feel something. To forget something. To remember something. To be inspired. To feel happiness or feel an emotion… that, um, allows them to transcend… life. And, um…you know, helps them in…in their journey.




