Alva Noto – HYbr:ID II

Recensione del disco “HYbr:ID II” (NOTON, 2023) di Alva Noto. A cura di Davide Bonfanti.

HYbr:ID II”, ultima uscita di Alva Noto, è il secondo volume della serie HYbr:ID, inaugurata nel 2021 con la pubblicazione della colonna sonora di “Oval”, performance di danza del ballerino Richard Siegal. Per questa seconda uscita, il compositore tedesco decide di proseguire lungo la stessa strada: ancora una volta si cimenta con la colonna sonora di “Ectopia”, altro spettacolo di Siegal.

L’opening track Ectopia Environment tiene fede al suo titolo: una panoramica su Ectopia, un mondo situato nelle profondità del cosmo, freddo e alieno. Immense distese grigiastre e nebbiolente si aprono dinanzi ai nostri occhi, mentre un vento glaciale ci sferza come carta velina di fronte ad una cascata. C’è profonda e sconfortante desolazione, ma anche una sorda vibrazione nell’aria, una sorta di canto che ci incuriosisce, ci spinge ad addentrarci sempre più in profondità. Eccoci, quindi, con l’incedere ossessivo di Ectopia Removing Infinities, la cui marcia cadenzata cerca di fendere questo mondo di nebbie, una fredda e vuota landa senza ombre, soffusamente illuminata da luce asettica e impietosa. Un mondo inospitale che proprio nel suo rifiuto per la vita, nel suo opporsi ostinatamente a qualsiasi forma di accoglienza esercita un fascino perverso su chi vi si trova catapultato.

Ectopia è però un pianeta ingannevole: le ombre si contorcono e diradano, i venti spostano nebbie e nuvole tutt’attorno a noi, nascondendo e rivelando a loro capriccio. È impossibile avere, in qualsivoglia momento, una chiara idea di dove ci si sta dirigendo. A volte l’impressione è quella di stare girando intorno; altre volte, uno squarcio di luce è sufficientemente forte da darci la sensazione di aver trovato una strada. Il grigiore che ci circonda non è tanto uniforme quanto lo era all’apparenza; sembra respirare e muoversi con noi, e in questo suo continuo mutare è impossibile orientarsi. La speranza è quella di un lampo che squarci foschia e dubbi, che disveli il senso di Ectopia. In questo senso Ectopia Singularity è una promessa mancata: un’eco sotterranea e uniforme, un lunghissimo tunnel al termine del quale non c’è però alcuna luce raggiungibile. Si percepisce che qualcosa potrebbe emergere, e spaccare finalmente questo asfissiante loop. C’è una perenne tensione che però non si spezza mai, mantenendo l’ascoltatore sospeso in una caduta senza fine.

HYbr:ID II” è un viaggio lungo, al termine del quale si sente di non essere andati realmente da nessuna parte. Ecco allora nascere la voglia di imbarcarvisi ancora e ancora, nella vana – già lo sappiamo – speranza di raggiungere un’illuminazione che semplicemente non è contemplata.

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