Upchuck – Bite the Hand That Feeds
Recensione del disco “Bite the Hand That Feeds” (Famous Class, 2023) degli Upchuck. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Come suona una band punk prodotta da Ty Segall? Semplice: come gli Upchuck. Una boutade? Un accostamento casuale? No, la band di Atlanta (sempre e ancora Atlanta, sfornatrice di talenti, dagli OutKast agli Algiers) è proprio andata a bussare alla porta del garage rocker più prolifico del nuovo millennio (oh, beh, a parte i King Gizzard & The Lizard Wizard ma la sfida è ancora aperta) chiedendogli di dar loro una mano a mettere in piedi il proverbiale sophomore album, dopo il debutto di nemmeno un anno fa.
I numeri ci sono, il suono si adatta, a Segall la questione fuzz non può che stare simpatica e allora aiuta la band capitanata da Kalia Thompson a rimboccarsi le maniche per uscire dall’ombra e finire sotto una luce irradiata dal dio del punk. Ormai il mio refrain sul produttore che conta, per chi ci segue, è noto, ma non si smentisce e rieccoci qua. Non che la band della Georgia necessiti di chissà quali aiuti per essere più di uno dei tanti gruppetti in giro ora, avendo attirato le attenzioni di OFF! e Negative Approach, ma non guasta e allora ecco qui “Bite the Hand That Feeds”. Copertina orripilante che racchiude un dischetto niente affatto male.
Novità? Nessuna e va benone così. Niente afflati hardcore, qui, solo punk nudo e crudo a velocità media che si sfalda su bassi pachidermici e chitarre graffianti, ma l’assalto è chiaro, la necessità di farsi sotto anche. Quintalate di garage che infetta la ferita, la voce di Thompson che gratta in gola e placca peggio di un quarterback, e ancora brutalità sabbath (Long Gone stomposità malevola e la sludgeria del corso di Toothless e It Comes sono le punte di diamante nel fango di tutto il lotto), quotidianità attaccate e ipocrisia presa di mira dal fuoco di fila delle parole, sozzura a tutto spiano sostenute da ritmiche elastiche, intense, ben salde sugli scudi, qualche assolo laido, un singolo ad alta funzionalità (Freaky) e il gioco è fatto.
Dentro e fuori in 32 minuti e rotti, sporchi di sangue e merda, situazione perfetta per chi di star pulito non ha intenzione.




