Non voglio che Clara – MacKaye

Recensione del disco “MacKaye” (Dischi Sotterranei, 2023) dei Non voglio che Clara. A cura di Lucia Tamburello.

Le poche band nate nei primi anni 2000 e ancora all’attivo hanno un’incredibile capacità di rinnovare la propria scrittura rimanendo fedeli alla propria discografia. “MacKaye”, il nuovo album dei Non voglio che Clara in uscita il 24 novembre per Dischi Sotterranei ne è un esempio.

Pur mantenendo un forte legame con i lavori precedenti, le dieci tracce si avvicinano ancora di più al rock classico e meno distorto, tendendo in alcuni casi al pop. Più o meno tutti sulla stessa linea, i brani appaiono più snelli, scevri di molti di quegli elementi che si sono via via sommati nel corso della carriera artistica dei Non voglio che Clara. “MacKaye” si prende i suoi tempi, recupera una calma quasi rétro. Il singolo Lucio si discosta da questa caratteristica: alternando ritmi ed atmosfere diverse e strizzando l’occhio al funk, appare molto più energico rispetto agli altri pezzi. Tutto il disco è attraversato da ritornelli distesi, ma efficaci. 

La title track in apertura fa da vera e propria dichiarazione d’intenti: racconta un’età di mezzo, sentimentale più che anagrafica, tra adolescenza ed età adulta, utile a dare una visione “dall’alto” della vita. Il tema si rispecchia nei suoni: un beat frenetico viene soffocato e portato sulla retta via del concept sonoro dalla parte elettronica. L’inventore e Identikit hanno tutte le caratteristiche di un buon singolo: mantengono una certa qualità, ma poggiano su diversi schemi “commerciali”, quasi sanremesi. Con Caffè e ginnastica, invece, arriva anche un sax che dona un’impronta cadenzata e vintage al brano. Il primo temporale è l’idealtipo di un pezzo pop rock fatto bene, sotto alcuni aspetti si avvicina a L’inventore e Identikit. In Pilates e Miles ritornano un bel po’ di synth da “Superspleen vol.1” dando vita a due ballate moderne dal punto di vista sia melodico che tematico. Sulla stessa linea anni ’80 rimane Le suore che raccoglie una serie di interrogativi sulla contemporaneità. Il disco si chiude con “L’ultimo successo” che parte elegante e intima, piano e voce, per poi sintetizzare e alternare tutte le atmosfere che attraversano le varie tracce.

I Non voglio che Clara continuano ad andare avanti, nei suoni e nei temi, guardando continuamente al proprio passato, non per rifugiarcisi, ma per trarne il meglio. “MacKaye” sembra voler recuperare una genuinità e un’ingenuità d’altri tempi. La nostalgia da canaglia si trasforma in spinta creativa per comporre con un’attitudine adolescenziale perché “La musica adulta è una cura palliativa”.

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