Dievel – Sedimentale
Recensione del disco “Sedimentale” (Overdrive Records/Shove Records/The Fucking Clinica, 2023) dei Dievel. A cura di Giovanni Mastrapasqua.
Per parlare del debutto dei Dievel e nello specifico di “Sedimentale“, non riesco a fare a meno di iniziare citando la band o meglio “il riferimento” principale, se così si può definire, dal quale nasce questo nuovo progetto e mi riferisco ai compianti per quanto mi riguarda Ornaments che per il qui presente hanno scritto senza dubbio con Pneumologic una delle pagine migliori qualitativamente parlando dell’underground italico degli ultimi vent’anni, sicuramente tra le più emozionali. Ma non sono qui a parlare degli Ornaments poiché tra l’altro a quanto pare è una parentesi chiusa.
Perchè però ho ricordato gli Ornaments? Per due motivi; il primo è più prettamente cronachistico in quanto nei Dievel, alla chitarra troviamo Alessandro Zanotti, in passato nei The Death Of Anna Karina, altra band per la quale sarebbero da spendere almeno due parole ma uscirei fuori contesto e mi dilungherei troppo, ed appunto negli Ornaments. Il secondo è perché la strada musicale intrapresa dai Dievel così come il magma sonoro compresi i suoni che ne escono, sembrano chiaramente riprendere il discorso interrotto con “Drama“, ultimo capitolo musicale degli Ornaments datato 2016. La forte componente cinematica è infatti la stessa dela band di provenienza ormai citata fin troppo, così come il sound proposto di base, quel “post” strumentale in bilico tra metal e rock e che amalgama al suo interno, esplosività, melodia, dinamismo, momenti più distesi che crescono lentamente in termini di intensità ed anche sperimentazione; una formula rodata che deve tanto alla lezione impartita da mostri sacri quali Neurosis, Isis, Cult Of Luna e Breach, giusto per citare i fantastici quattro.
I Dievel nascono nel 2020, dalla necessità di mantenere vivo il canale comunicativo dato dalla musica nei loro precedenti progetti, e composto da Bob Villa (End Of A Season), Valentino Boccedi (End Of A Season), Luca Gabrielli (The Death Of Anna Karina, Dolpo, Amp Rive) oltre al già citato Alessandro Zanotti. Il comunicato stampa annesso all’uscita di “Sedimentale” afferma che il concept artistico che ha dato il là a questo nuovo progetto, è la pianura, “riferimento visivo nato spontaneamente e condiviso dai membri della band, in quanto facente parte del loro DNA e di continua ispirazione. La pianura li accompagna dalla nascita e viene immaginata in un movimento lento, perpetuo, inarrestabile, contro la quale si scaglia ogni animo convulso detestandola fortemente, e infine accogliendola e amandola visceralmente”. Questa associazione visiva è concepita sempre citando le parole della band, dalla ferma convinzione “che la musica strumentale per avere un vero e proprio potere comunicativo abbia bisogno di un immaginario, di un “luogo” dove dar forma ai pensieri”.
Le prime due tracce Mantichora e Vipra mostrano maggiormente il lato muscolare, d’impatto ed oscuro della loro musica, come se si volesse appunto riprodurre attraverso le note la fase di rifiuto della pianura come luogo fisico, mentre Weil ma soprattutto Decade, con l’aggiunta di un violoncello suonato da Daniele Rossi, Alluvionale e Silt sono composizioni caratterizzate da un più ampio respiro e da una netta componenente emozionale. Ascoltando questa parte del disco ho come l’impressione che ci si trovi di fronte ad un conflitto interiore, soprattutto in Weil, mentre in Decade e nell’intensissima Alluvionale si arriva in maniera faticosa ad un’accettazione, magari dolorosa e faticosa come in Silt ma a volte necessaria. Probabilmente sono solo dei miei viaggi mentali, me ne rendo conto, ma è indiscutibile che nei Dievel l’aspetto evocativo abbia un grande valore, ed indipendentemente da quello che vorrebbero trasmettere effettivamente, è inevitabile che queste atmosfere creino immaginifiche e forti sensazioni personali.
La finale ed epica Microchimerismo sembrerebbe una traccia dove vengono racchiuse molte delle atmosfere che nell’arco di “Sedimentale” la band ha riprodotto.
I Dievel non propongono nulla di innovativo o comunque niente che non sia già stato ampiamente sentito, però lo fanno in maniera impeccabile e con grande mestiere, ma soprattutto riescono nel loro intento primario, e cioè quello di suscitare nell’ascoltatore profonde e viscerali emozioni.




