Rebis – Acqua Remota

Recensione del disco “Acqua Remota” (Karma Conspiracy Records / Dischi del Minollo, 2023) dei Rebis. A cura di Tommaso Nicolosi.

Opus n.1 per i torinesi Rebis, una sorta di underground-super band e punto di raccordo fra moltissimi gruppi appartenenti all’humus piemontese e circolanti nelle arterie della regione.

I Rebis sono la sintesi di un lunghissimo processo di scrematura, dal quale scaturiva nel 2019 il loro primo, omonimo Ep. Si trattava di quattro buoni brani (+ un intro) di matrice alternative-metal, eseguiti con forza genuina, ma immancabilmente carenti di un vero focus di coesione che tracciasse meglio le coordinate e sviluppasse con vigore il potenziale espresso, fino a quel momento, solo parzialmente. Ritaglio una menzione per la bellissima Sirene, brano nato per crescere con gli ascolti, che trae dalle dinamiche interne il suo nucleo di forza, sprigionata con decisione nell’ultimo incendiario ritornello.

Ma veniamo a noi: “Acqua Remota” esce un bel po’ di tempo dopo. La pandemia ha costretto i team creativi ad una separazione forzata, portando il destino di tutti in luoghi impensabili. È stato forse anche questo il motivo del ritardo nell’uscita del disco, che se da una parte ha rallentato i lavori, dall’altra ha dato modo ai ragazzi di lavorare ossessivamente sul songwriting e sull’arte del montaggio (vedi: taglio).

Se nell’Ep i Rebis giocavano una partita muscolare ma poco controllata, qua è chiaro che il lavoro fatto è speculare: non si punta sulla spettacolarità, ma sulla profondità delle emozioni. Almeno cinque brani su otto sono potenziali singoli-ossessione, perché nonostante si fluttui attraverso varie atmosfere e architetture musicali, le canzoni dei Rebis sono scritte per essere cantate. Sfido chiunque a trovare, nel 2023, un pool di testi così splendidamente a fuoco nelle intenzioni e allo stesso tempo così poetici e struggenti.

Simone Cantino articola i suoi versi in primis sulla meccanica degli accordi, dove lavora tanto sulla musicalità delle parole quanto sull’impronta mitologica-pop che struttura l’universo interno di “Acqua Remota“. Se le dinamiche narrative si nutrono di citazionismo letterario, giochi di parole e parole di giochi, la parte musicale non è da meno.

Il finale di Dafne si muove fra i Deftones di Diamond Eyes, i migliori Mastodon (quelli di Crack the Skye) e gli inossidabili Quicksand; Etoile accarezza i mantra notturni dei Touché Amoré sfiorando addirittura la malinconia degli Eels. Purtroppo (o per fortuna) i Rebis si giocano le carte migliori ad inizio e fine disco.

Midollo è un gioiello di incastri, di sapiente dosaggio delle idee, dove gli intrecci melodici delle chitarre fanno da contrappunto ad un ritornello nato per essere classico. Pianeta è la seconda gemma dell’infinito, in cui il testo disegna le immagini e la forza propulsiva della band le anima, creando un brano cinematografico, imprendibile e prepotentemente poetico.

Acqua Remota” è nato per rispondere ad un eterno bisogno: quello di godere con la musica. I Rebis ci sono.

Post Simili