Olhava – Sacrifice
Recensione del disco “Sacrifice” (Avantgarde Music, 2024) degli Olhava. A cura di Lucio Leonardi.
Da sempre Avantgarde Music è sinonimo di grande qualità sonora; Roberto ha sempre scelto con cura ciò che pubblicava e pubblica tutt’ora, quindi rimasto affascinato dalla meravigliosa copertina del precedente lavoro “Reborn” scoprii un mondo, quello di questi russi, fatto di un black metal minimale, malinconico, a volte disperato e profondamente emotivo, ripetitivo, altamente atmosferico, come un vortice nero che risucchia tutto, e me ne innamorai.
Dopo 2 anni di silenzio rieccoli apparire, quasi dal nulla, con tutta la loro potenza visionaria e meravigliosamente avvolgente, ancora intatta, questa volta per un viaggio lungo, veramente lungo: “Sacrifice” conta di un minutaggio intimorente per i più, 86 minuti di musica, che viaggia nei consueti territori quasi astratti cui la band ci ha abituati, dove black metal, ambient, psichedelia, shoegaze scuro ed estremamente malinconico, si stringono la mano e vanno di pari passo, verso un qualcosa che già si conosce ma di cui non se ne ha mai abbastanza.
“Sacrifice” è semplicemente la summa degli Olhava, un progetto così profondo ed intenso da far passare in secondo piano l’originalità, che qui forse non è tanto contemplata, in virtù di una personalità debordante, potente, definita.
Se blackgaze, black metal atmosferico, ambient black metal, o chissà cos’altro, non m’importa tanto: ciò che conta qui è la qualità, che a partire dalla, ancora una volta, meravigliosa copertina, ci avvolge con tutto il suo potere emozionante, in un viaggio che non è nient’altro che uno scrutare dentro noi stessi.
Primo disco che andrà a finire nella top ten di fine anno, e siamo ancora a febbraio.




