Paysage d’Hiver – Die Berge
Recensione del disco “Die Berge” (Kuntshall Produktionen, 2024) di Paysage d’Hiver. A cura di Lucio Leonardi.
Io non riesco a capire come faccia questo individuo qui a sfornare album di questa caratura, così complessi, così saturi di atmosfera cupa e invernale, rendendoli sempre così affascinanti ed emozionanti pur nella loro eccessiva lunghezza.
“Die Berge” è l’ennesimo tassello di una discografia unica ed inimitabile, un viaggio nei boschi innevati della sua svizzera, di notte, con il vento gelido della nebbia che ti taglia il viso, in preda alla paura che qualcosa di reale o anche irreale possa sbucare fuori dall’oscurità e porre fine alla tua esistenza. Un viaggio psicologico lungo ed estenuante, ma non potrebbe essere altrimenti visto che proprio questo è il suo punto di forza, che annienta tutto il resto per lasciarti solo con te stesso: 7 lunghe tracce, sature, dove l’atmospheric black metal è solo un tramite per raggiungere parti inconscie altrimenti difficili da trovare, dove gli strumenti si accavallano, senza definizione alcuna, dove tutto diventa un unico suono ininterrotto di male e oscurità.
“Die Berge” è un altro lavoro incredibile di Tobias, un’altra gemma che va di diritto tra le migliori sue cose e tra i migliori album di un anno sorprendente come questo.




